Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 00:25

Fiftie, la prima neo-vintage di Renault.

Angelo Berchicci ·

Il prototipo della Renault 5 elettrica recentemente presentato dal ceo Luca de Meo non è il primo concept rétro della Casa francese. Nel lontano 1996, quando i revival di vetture del passato erano ancora considerati una stranezza, Renault svelò al Salone di Ginevra la Fiftie, che omaggiava i 50 anni della 4CV (la prima Renault del dopoguerra).

L'origine del progetto

La proposta di realizzare una vettura dallo stile vintage venne avanzata dai reparti comunicazione e marketing della Casa francese nel 1995 (a quei tempi Luca de Meo lavorava proprio in Renault, dove rimase dal 1992 al 1998), sull’onda del grande successo generato l’anno precedente dalla Volkswagen Concept 1, il primo prototipo di quella che sarebbe poi diventata la New Beetle.

L’occasione data dall’anniversario della 4CV, una vettura fondamentale per la storia del costruttore, cadeva a pennello, ma in un primo momento il centro stile Renault - diretto da Patrick le Quément - diede un parere negativo sul progetto, perché ritenuto poco coerente con il linguaggio stilistico della Casa, che all’epoca era piuttosto futuristico e di rottura con il passato (si pensi alla Twingo o alla prima generazione di Mégane).

Improntata alla sportività

Alla fine la direzione di Renault approvò l'idea della Fiftie e affidò il compito di disegnare la concept al giovane Benoit Jacob, allora in forze al cento stile della Casa (oggi è responsabile del design di Byton). Il francese recuperò le linee tondeggianti della 4CV, ma invece di dare vita a una berlina a quattro porte come l’originale, realizzò una piccola coupé/targa a due porte.

Si trattava di una variazione del tema 4CV improntata alla sportività, in quanto la vettura era costruita sul telaio interamente in alluminio della Renault Spider, di cui condivideva anche le sospensioni e lo schema meccanico con motore dietro l’abitacolo (sulla Fiftie il propulsore era montato in posizione centrale, tra i due assi, mentre sulla 4CV era semplicemente posteriore). Pur trattandosi di una concept, l’auto era perfettamente funzionante, perché dotata del nuovo quattro cilindri D7F da 1,2 litri che di lì a poco avrebbe debuttato sulla Twingo.

I richiami al passato

Esteticamente l’auto si distingueva per il tetto composto da pannelli smontabili, che potevano essere riposti all’interno di un apposito vano, e per molti richiami alla 4CV, come i baffi cromati all’anteriore o le feritoie di raffreddamento sul cofano posteriore. Il corpo vettura era realizzato in fibra di carbonio e vi erano degli elementi inediti, come le prese d’aria laterali, che nascondevano le serrature per l’apertura delle portiere, o i fari posteriori “a clessidra”, disegno poi ripreso sulla Avantime.

Anche gli interni erano degni di nota, con materiali inusuali per i rivestimenti (lino, cotone e pannelli delle portiere in vimini) e un grande display al centro della plancia, sovrastato da una strumentazione analogica dal look rétro. La concept venne salutata con favore a Ginevra ma non raggiunse mai la produzione, con Renault che si dimostrò poco interessata al settore delle neo-vintage. O almeno, fino ad oggi.

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