Ultimo aggiornamento  20 aprile 2021 02:38

Speciale aste: i trend del mercato (4ª puntata).

Angelo Berchicci ·

Nel mondo delle aste quello che più conta è l’esclusività. Vetture perfette in ogni dettaglio possono trovarsi a condividere il “red carpet” con esemplari da restaurare, magari abbandonati per decenni nel classico fienile, o con prototipi futuristici, auto da corsa, supercar, e persino vetture all’apparenza ordinarie, ma appartenute a personaggi celebri. Un universo estremamente variegato, di cui nell’ultimo capitolo del nostro speciale proveremo a delineare alcune tendenze riguardo brand ed età dei modelli più gettonati.

Le quotazioni maggiori e le più vendute

In base ai dati raccolti dalla società di consulenza Hagerty, che segue le principali case d’aste americane e inglesi, le vetture degli anni ’90 sono sia le più numerose agli eventi, sia quelle con la percentuale di vendita più alta (il numero di auto che trovano un acquirente rispetto al totale delle vetture offerte). Quest'ultima diminuisce man mano che si va indietro nel tempo (la più bassa appartiene alle vetture dell’anteguerra), assieme alla quantità di auto offerte (il decennio meno rappresentato sono gli anni ’40).

Dall’altro lato, le vetture più recenti - quelle degli ultimi vent’anni - sono poco presenti alle aste (per lo più si tratta di one-off o supercar molto esclusive) e hanno bassi tassi di vendita, dal momento che chi è interessato ad auto simili tende a preferire altre forme di compravendita, come le concessionarie specializzate.

La situazione si ribalta quando parliamo di quotazioni. In questo caso le vetture che raggiungono le cifre più alte sono quelle dell’anteguerra e degli anni ‘50 e ’60, quelle degli anni ’90 hanno il prezzo medio più basso, e dal 2000 in poi le stime tornano a salire.

Fenomeni correlati

Tutti fenomeni correlati tra loro. In generale, infatti, le auto d’epoca sono le più rare e quindi costose e richiedono spesso restauri e una manutenzione scrupolosa. Difficile appurarne lo stato di conservazione tramite le aste online, diffuse a partire dal 2020 a causa della pandemia.

Si tratta di investimenti piuttosto impegnativi e rischiosi per chi non è un esperto del settore, e questi sono alcuni dei motivi che spingono sempre più appassionati verso le cosiddette youngtimer (le auto degli anni ’80 e ’90), delle quali c'è ancora una buona disponibilità sul mercato, con conseguenti quotazioni inferiori. 

I marchi

Per quanto riguarda i marchi, secondo la società specializzata The Classic Car Trust che ha analizzato le aste 2020 dei “big three” (Gooding&Co., Sotheby’s e Bonhams), al primo posto per numero di vetture vendute c’è Porsche, seguita da Ferrari, Mercedes e Jaguar.

Il costruttore che ha le quotazioni medie più elevate è Bugatti (lo scorso anno le cinque vetture storiche più costose vendute singolarmente all’asta sono state tutte della Casa francese), seguito da Aston Martin, Lamborghini e Ferrari, che però è quello con le percentuali di vendita più elevate, segno che le sue vetture sono molto richieste dai collezionisti. Il costruttore di Maranello, inoltre, è l’unico ad avere almeno una vettura nella top ten di tutte e tre le grandi case d’aste.

Infine, i brand del lusso estremo - come Bentley e Rolls-Royce, che in genere costituiscono una presenza importante alle aste - nel 2020 hanno visto ridursi notevolmente le loro percentuali di vendita. Secondo alcuni esperti del settore, potrebbe trattarsi di un effetto della nuova modalità online: gli appassionati di questi marchi hanno un’età media più alta e vedono nelle aste fisiche una sorta di tradizione, per cui sono tra i più restii a “convertirsi” agli eventi digitali

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