Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2022 15:17

Daf, l'automatica olandese.

Massimo Tiberi ·

Fondata ad Eindhoven alla fine degli anni Venti dai fratelli olandesi van Doorne, l’impresa metalmeccanica Doorne’s Automobiel Frabrik ottiene via via sempre maggior successo nel settore del trasporto pesante. Ma la svolta avviene con l'ingresso nel campo automobilistico nel 1958 grazie alla presentazione al Salone di Amsterdam di un’utilitaria dall’impostazione molto originale.

Il progetto nasce infatti a partire da una innovativa trasmissione automatica, brevettata con il nome Variomatic, del tutto diversa dai sistemi tradizionali. L’azione di due cinghie in gomma muove due coppie di pulegge che, avvicinandosi o allontanandosi al comando dell’acceleratore, permettono di variare in modo continuo  un numero praticamente infinito di rapporti del cambio, assolvendo tra l’altro anche la funzione di differenziale. Due pedali, quindi, niente frizione e una leva per scegliere soltanto tra marcia avanti o indietro.

Look all'americana

Con il marchio Daf debutta così una vettura compatta, tre volumi e due porte lunga 3,61 metri, dall’aspetto un po’ pretenzioso (sembra un’americana in miniatura) firmata da Johan van der Brugghen. Essenziali gli allestimenti, ma lo spazio interno non manca e il vano bagagli offre una sufficiente capienza.

Variomatic a parte, lo schema di base è tradizionale a trazione posteriore e motore anteriore, un bicilindrico boxer 600 raffreddato ad aria, mentre le sospensioni sono tutte indipendenti, i freni a tamburo e lo sterzo a cremagliera. La potenza di 22 cavalli limita le prestazioni (velocità massima di poco superiore ai 100 chilometri orari) e la grande facilità di guida, dovuta al cambio a variazione continua di rapporti, viene messa un po’ in ombra dal fastidioso effetto di trascinamento e da una certa rumorosità del tipo di trasmissione. Nel 1961 la cilindrata sale a 750 centimetri cubici per 30 cavalli e si affianca una variante meglio rifinita battezzata Daffodil (il fiore narciso), senza modifiche sostanziali.

Un poco d'Italia

Seguiranno progressivi aggiornamenti, con il coinvolgimento anche dello stilista italiano Giovanni Michelotti, fino all’ultima generazione con la sigla 33 che porterà la piccola, ultralongeva olandese al traguardo finale nel 1974. Oltre 300mila le unità prodotte, con discreto successo commerciale in Europa, ma non in Italia, dove il prezzo non competitivo, di poco inferiore al milione di lire negli anni Sessanta, e il legame allora indissolubile della nostra clientela con il cambio manuale, relegheranno la piccola olandese a una ristrettissima nicchia. E da noi non verranno particolarmente apprezzati neanche i modelli successivi del marchio, di categoria e cilindrata superiori.

Arriva in F3

Eppure il Variomatic non si negherà esperienze sportive, in particolare nei rally o addirittura sulle monoposto Brabham di Formula 3, e nelle evoluzioni successive, con l’intervento di costruttori che ne svilupperanno la tecnologia arrivando ad equipaggiare perfino vetture di alta classe come ad esempio le Audi. L’eredità dei fratelli van Doorne si trasmetterà nel tempo anche dopo l’ingresso nel 1975 della sezione automobilistica della Daf nel gruppo Volvo.

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