Ultimo aggiornamento  14 maggio 2021 15:08

L'auto in un display.

Paolo Odinzov ·

Per arrivare alle sue origini bisogna andare indietro di ben 34 anni. Era infatti il 1986 quando apparve su un’auto, per la precisione una Buick Riviera, il primo display touchscreen: misurava 3x4 pollici ed era realizzato impiegando un tubo catodico che proiettava scritte e simboli di colore verde su uno schermo a sfondo nero. Oltre a visualizzare diverse informazioni, come i dati sul consumo e i livelli di acqua, olio e batteria, permetteva al guidatore di gestire la radio e il climatizzatore.

Si trattava di una grande novità per l’epoca, tuttavia il touchscreen della Buick non riscosse il successo sperato. Oltre ad essere estremamente costoso portava secondo molti a distogliere lo sguardo dalla strada a scapito della sicurezza e ciò costrinse la Casa americana a ritiralo dal mercato nel 1990.

Dalle ammiraglie alle utilitarie

L’idea però era stata lanciata e come molte altre tecnologie i touchscreen hanno fatto nel tempo progressivamente la loro apparizione prima nelle automobili di fascia alta, per poi arrivare ad essere impiegati, come accade oggi, perfino nelle utilitarie.

Una gara tra i costruttori

A segnare una svolta nel settore è stata Tesla che nel 2012 ha equipaggiato la Model S con uno schermo verticale, simile a un iPad della Apple, capace di sostituire gran parte della strumentazione. Soluzione che ha innescato una vera e propria gara tra i costruttori non solo a chi impiega oggi nei propri modelli il display più grande. Ma anche a chi propone i sistemi d’infotainment maggiormente evoluti che nei maxi schermo trovano la diretta interfaccia tra l’uomo e le intelligenze artificiali cui è ormai demandato il compito di gestire la maggior parte delle funzioni di bordo.

Il computer dell'Apollo al confronto è un giocattolo

A riguardo lascia stupiti la plancia Mbux Hyperscreen sviluppata dalla Mercedes per l’ammiraglia elettrica EQS, prossima a debuttare sulle strade entro l’anno: composta da più display di tipo oled che coprono l’intera area della vettura davanti a guidatore e passeggero, ha una superficie totale di 56 pollici. Ed ha permesso di eliminare praticamente ogni tasto fisico dall’auto, grazie a un’unità centrale di elaborazione da 8 core di potenza e 24 gigabyte di ram che vanta una capacità di calcolo miliardi di volte superiore a quella del Guidance Computer utilizzato dalla Nasa nel 1969 per spedire la navicella spaziale Apollo sulla Luna.

Parole e gesti per controllare ogni funzione

Altrettanto impressionante è il display curvo impiegato dalla Bmw sul nuovo suv a batterie iX, in arrivo a inizio 2022: unisce un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici e uno schermo touch da 14,9 pollici, gestiti entrambi dal sistema operativo iDrive System di nuova generazione. La vera particolarità è una estensione delle logiche di funzionamento che porta tutto ad un livello ancora più elevato rispetto a quanto visto fino ad oggi sulle auto di Monaco.

Come avviene anche per l’Mbux Hyperscreen della Mercedes, l’iDrive System può essere gestito tramite comandi vocali e gestuali e sfrutta le potenzialità di un apposito cloud per accedere a ogni tipo di informazione. Comprese quelle che arrivano in tempo reale da altre auto connesse in rete, utili a potenziare sulla vettura la guida autonoma fino al Livello 5 con il quale pilota e passeggeri potranno sfruttare gli schermi sulla plancia della tedesca per vedere magari un film in alta definizione via streaming.

Anche fantasticando e sognando, alla Buick non avrebbero mai potuto immaginare che dalla loro idea un giorno si sarebbe arrivati a questo.

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· di Edoardo Nastri

56 pollici, 24 gigabyte di Ram, 2.432 centimetri quadrati di area. Il nuovo display curvo dell'ammiraglia elettrica tedesca è il più grande e avanzato della categoria