Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2021 05:37

Volkswagen K70, berlina dimenticata.

Massimo Tiberi ·

Le pesanti perdite, dovute soprattutto agli esiti negativi di un’auto avanzatissima ma penalizzata da problemi di affidabilità come la Ro 80, portano nel 1969 la Nsu alla crisi e al conseguente assorbimento da parte del gruppo Volkswagen. Lascito ereditario, un progetto che avrebbe dovuto risollevare le sorti dell’azienda seguendo strade più convenzionali, dall’abbandono del sofisticato motore Wankel a scelte stilistiche meno innovative.

La berlina "pistone"

Nasce così, con il marchio di Wolfsburg, la K70 (la lettera sta per “kolben”, pistone), berlina tre volumi dalle forme squadrate disegnata dallo stesso autore della Ro 80, Claus Luthe, ma senza uscire da canoni più classici. Non mancano elementi di continuità nello stile, in particolare nelle fiancate a tre luci per dare buona luminosità all’abitacolo.

Presentata nel 1971, dopo un periodo di “congelamento” per evitare sovrapposizioni con la pur superata 411 d’impostazione analoga al Maggiolino, la nuova vettura viene indirizzata alla fascia media del mercato dove la concorrenza è forte, basti pensare ad italiane del calibro dell’Alfa Romeo Giulia o della Fiat 125. La K70 può rivendicare però un importante primato, segnando il passaggio alla trazione anteriore e al raffreddamento a liquido del gruppo Volkswagen, in anticipo rispetto a modelli apparsi negli anni successivi che avranno un assai più rilevante futuro, dalla Passat alla Golf, all’Audi 80.

Concezione moderna

Dimensioni abbondanti (lunghezza di 4,42 metri) e un passo di 2,69 metri favoriscono l’abitabilità e la notevole capienza del vano bagagli, mentre gli allestimenti sono sobri e di qualità, secondo la migliore tradizione di accuratezza patrimonio della Nsu. Anche sotto il profilo tecnico fra le caratteristiche principali sono in evidenza le sospensioni tutte indipendenti, l’impianto frenante misto servoassistito e lo sterzo a cremagliera.

Il motore è un moderno quattro cilindri 1.600, monoalbero a camme in testa, proposto nelle versioni con carburatore monocorpo o doppio corpo per potenze rispettive di 75 e 90 cavalli, in abbinamento ad un cambio a quattro marce interamente sincronizzato. Le prestazioni, d’altra parte, non sono l’elemento di spicco della K70: l'auto ha buona elasticità di marcia ma la velocità massima non raggiunge i 160 chilometri orari, e i consumi sono piuttosto elevati. Nel 1973 si aggiunge alla gamma la LS, riconoscibile dai doppi fari anteriori circolari e con cilindrata elevata a 1.800 per 100 cavalli per un po’ di vivacità in più.

Timida nel sostenere quest’auto, ideata fuori casa e per giunta venduta a prezzi non molto competitivi (in Italia a partire da un milione e 680mila lire, più di una 125 Special e quasi come una Giulia Super di ben diverso temperamento), la Volkswagen si concentra su Passat e Golf mettendo in ombra la K70 che esce di scena già nel 1974 dopo appena 211mila unità prodotte.

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