Ultimo aggiornamento  16 aprile 2021 02:13

50 anni senza Giunti.

Redazione ·

In occasione del cinquantenario della scomparsa di Ignazio Giunti, l’Automobile Club d’Italia e il suo presidente Angelo Sticchi Damiani ricordano il campione italiano deceduto al volante della Ferrari durante la "1.000 Km di Buenos Aires". Nato a Roma il 30 agosto 1941, Giunti infiamma i cuori degli appassionati di corse e di motori, mettendosi in luce fin dal suo esordio con un’Alfa Romeo Giulietta sulla pista di Vallelunga, a soli 20 anni.

I primi successi con Alfa Romeo

“Gnazio”, come lo chiamavano amici e tifosi, è uno degli alfieri della “Generazione Gta”, insieme ad Andrea De Adamich, Nanni Galli e Teodoro Zeccoli. Tra i suoi trionfi in Alfa Romeo spiccano la conquista del titolo europeo della montagna e un secondo posto alla Targa Florio, grazie anche all’incessante lavoro di sviluppo della vettura presso l’autodromo di Vallelunga. L'Autodromo lo ricorda dal 2016 con un busto in bronzo nel paddock.

Sogno infranto con la Rossa

Nel 1970 corona il sogno di ogni pilota, soprattutto italiano, vestendo i colori Ferrari: con la Rossa trionfa nella 1000 km di Monza e sale sul podio della Targa Florio. L’anno successivo, al volante di una Ferrari 312P come il compagno di squadra Arturio Merzario, è al via della competizione di Buenos Aires: partito dalla seconda posizione, è lanciato verso la vittoria quando centra la Matra MS660 di Jean Pierre Beltoise che procede lentamente verso i box. Nell’urto terrificante Giunti muore sul colpo, mentre Beltoise rimane illeso. Si infrangono così i sogni di uno dei ragazzi più promettenti della storia motoristica italiana, per molti destinato a conquistare il titolo di campione di F1 proprio nel 1971.

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