Ultimo aggiornamento  04 dicembre 2021 17:54

Una sportiva brasiliana per Volkswagen.

Angelo Berchicci ·

Una granturismo bassa, filante e a marchio Volkswagen. Non si tratta tuttavia di un’auto reale, ma di un esercizio di stile realizzato da un giovane designer di San Paolo, Diogo Ropond, che ha pensato di rivisitare in chiave moderna la Volkswagen SP2, una coupé sportiva prodotta negli anni ’70 esclusivamente per il mercato brasiliano.

Linea aggressiva

Gli sketch diffusi sui social riprendono abbastanza fedelmente la linea della vettura originaria, come mostra il cofano motore pronunciato, l’abitacolo a due posti, e la zona posteriore “a goccia”, con la coda molto inclinata e l’ampio lunotto.

Dietro spiccano dei passaruota piuttosto muscolosi, che ricordano vagamente la Porsche 911, così come i proiettori rappresentati da sottili strisce di led orizzontali. Aggressiva anche la parte anteriore, con i gruppi ottici a quattro elementi e il frontale “carenato”, senza prese d’aria, come sulla reale SP2 (che aveva il motore al posteriore).

Un elemento che potrebbe far pensare a un’alimentazione elettrica, magari su piattaforma MEB. E dato che fantasticare non costa niente, potremmo arrivare a immaginare una motorizzazione ancora più fedele all’originale, grazie all’utilizzo del 4 cilindri boxer da 2 litri impiegato da Porsche sulla 718 Cayman, montato rigorosamente sul posteriore.

Una sportiva economica

La SP2 nacque nel 1972 da un’intuizione di Rudolf Leiding, che prima di diventare ceo di Volkswagen aveva diretto la filiale brasiliana della Casa. All’inizio degli anni ’70 la dittatura militare che governava il paese sudamericano impose pesanti dazi sulle importazioni nel tentativo di favorire la produzione nazionale. Come risultato, la maggior parte dei costruttori iniziò ad assemblare in loco le vetture destinate al mercato brasiliano, che tuttavia erano principalmente veicoli da lavoro o auto di fascia bassa.

Nessuna grande Casa realizzava vetture sportive di prezzo accessibile in Brasile, e queste ultime – seppur richieste, vista la crescita economica – erano appannaggio di produzioni artigianali locali. Assieme ai suoi collaboratori, Leiding colse l’occasione al volo e diede vita alla SP2 (la sigla SP sta per San Paolo, dove era prodotta l’auto), che coniugava la meccanica semplice e affidabile di Volkswagen con una linea elegante, realizzata da Marcio Piancastelli ispirandosi alle fuoriserie europee.

La sportività, tuttavia, si fermava all’estetica, perché l’auto era realizzata sullo stesso pianale delle Volkswagen Tipo 3 brasiliane, con cui condivideva anche il 4 cilindri boxer raffreddato ad aria, capace di 75 cavalli. Fino al 1976 ne vennero prodotti 11.123 esemplari, nessuno dei quali raggiunse l’Europa. 

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