Ultimo aggiornamento  25 settembre 2021 08:45

5 punti critici per Stellantis.

Francesco Paternò ·

4 gennaio 2021, Stellantis, fusione di Psa e Fca, diventa realtà con il voto delle rispettive assemblee degli azionisti. Una scelta giusta e una strada obbligata per l’industria dell’auto mondiale, alle prese con trasformazioni epocali. Il nuovo gruppo si presenta con diversi punti di forza ma anche con (almeno) cinque punti critici da affrontare subito. E da qui partiamo.

Il caso Alfa Romeo 

Vista soprattutto dall’Italia, la fusione lascia ancora un grande punto interrogativo su che cosa sarà il marchio sportivo, celebre nel mondo quanto in profonda crisi di vendite. Alfa Romeo è oggi soltanto due modelli, Giulia e Stelvio. Arriverà un terzo entro la fine del 2021: il suv medio Tonale. Un quarto è previsto entro il 2022, un suv piccolo dalla fabbrica di Tychy in Polonia. Eppoi?

Non è solo un problema di prodotto: Alfa Romeo in Stellantis dovrà recuperare la sua identità, sgomitando insieme ad altri 13 marchi. L’intuizione di Sergio Marchionne – farne un brand premium come quelli tedeschi – è rimasta tale. Per diventare realtà, Alfa Romeo ha bisogno di molti soldi e di qualche idea geniale. Per ora, la seconda sembra difficile quanto la prima. 

I profitti e la Cina

In Stellantis, Psa porta come dote oltre il 75% dei suoi profitti fatti fin qui in Europa, Fca oltre il 90% fatti in Nordamerica. Se la buona notizia è che ci sono ancora utili soprattutto in un mercato ipercompetitivo come quello europeo, la cattiva notizia è che il nuovo gruppo con ambizioni ancora più globali dovrà rifare i conti su un altro mappamondo. Dito puntato sulla Cina: qui entrambi i contraenti di Stellantis perdono soldi da tempo, mentre quasi tutti gli altri costruttori europei, americani e giapponesi fanno utili sul primo mercato mondiale con cui rimettono a posto i bilanci annuali. È andata così anche nel 2020 travolto dal Covid-19, essendo la Cina uscita prima dalla crisi derivata dagli effetti del lockdown. Per Stellantis sarà davvero una lunga marcia.

Il destino di Chrysler e di Fiat

Chrysler, Fiat e Peugeot, i tre marchi che hanno dato il nome ai due gruppi confluiti in Stellantis, scompaiono sulle insegne e sulle carte intestate, ma per i primi due la nuova vita potrebbe avere destini diversi. Il ceo del gruppo nascente Carlos Tavares ha detto che nessun brand verrà cancellato, ma Chrysler è oggi più che fragile. Sul mercato di casa nordamericano potrebbe non aver raggiunto nemmeno l’1% di quota nel 2020, in listino ha solo tre modelli. 

Fiat soffre perché vive essenzialmente di Panda e 500, segmento citycar in cui è leader in Europa ma che verrà progressivamente abbandonato per l’insoddisfacente rapporti fra costi e margini. A differenza di Chrysler, tuttavia, il marchio italiano potrebbe essere rilanciato più facilmente grazie alla condivisione dei pianali di Psa, che prevedono anche modelli elettrificati: un buon segnale è l’annuncio di pochi giorni fa di una nuova linea per il 2022 a Tychy da cui usciranno nuovi modelli Fiat, oltre che Jeep e Alfa. 

Le fabbriche

Le fusioni si fanno in qualsiasi settore innanzitutto per risparmiare e spesso si cancellano posti di lavoro. Stellantis ha un problema di sovracapacità produttiva in Europa, dote che Fca si porta dietro da anni. Cosa succederà adesso? Secondo un recente report di Arndt Ellinghorst, analista di Bernstein, nel 2021 Fca utilizzerà i suoi impianti europei sotto il 50%, già soglia critica. Resta da dire che la gravità dell’emergenza sanitaria è comunque una incognita che vale per tutti. Ma il tema rimane la vera zona grigia della fusione.

La governance

Stellantis, definito “matrimonio fra eguali”, è a guida francese nel consiglio di amministrazione, sei a cinque, con il sesto che è anche ceo del gruppo, Carlos Tavares, in tasca un mandato di cinque anni (nell’agosto del 2021 compirà 63 anni). Nel cda John Elkann è presidente, oltre che primo azionista. In modo irrituale, è stato lui ad annunciare – e non Tavares, cui spettano queste deleghe – la nomina di Manley a capo delle Americhe. Le fusioni riguardano produzioni e finanza innanzitutto, ma la cosa più difficile è spesso l’integrazione culturale di chi si sposa, per amore o per forza, e il mantenimento degli equilibri di potere. In Fca già si parla di rotazione al vertice per il futuro, ma la partita vera si gioca nei primi cinque anni. E deve ancora cominciare.

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