Ultimo aggiornamento  16 aprile 2021 02:12

De Tomaso Deauville, top class.

Massimo Tiberi ·

Imprenditore vulcanico e sempre pronto a correre rischi, Alejandro De Tomaso fa compiere nel 1970 un balzo in avanti al suo marchio entrando autorevolmente nel settore delle granturismo di alto profilo con la Pantera, nata in accordo con la Ford. Nello stesso anno, al Salone di Torino, presenta anche la Deauville, berlina che ambisce a battersi al massimo livello della categoria con Mercedes e Jaguar, sull’esempio della prima generazione della Maserati Quattroporte, appena uscita di scena, e con un occhio alla Iso Rivolta Fidia apparsa nel 1968.

Proseguendo sulla strada del rapporto con il colosso statunitense e facendo ancora perno, per quanto riguarda lo stile, sulla carrozzeria Ghia di proprietà dello stesso De Tomaso e sul suo designer di punta Tom Tjaarda, il nuovo modello si presenta con le carte in regola per svolgere una missione che sarà comunque molto difficile.

Sfida ai grandi marchi

Nei tratti esterni, la Deauville ricorda la Jaguar XJ, proponendo quindi forme eleganti e al tempo stesso dal tono sportivo, mentre all’interno l’ambiente è lussuoso con ampio uso di pelle, legno e altri materiali pregiati. Abbondante lo spazio per i passeggeri, ma non da limousine, a fronte di una lunghezza del corpo vettura che sfiora i 4,90 metri.

L’impostazione della meccanica punta più alle qualità dinamiche che al comfort inteso in senso stretto, secondo un indirizzo da questo punto di vista legato al meglio della tradizione italiana nel campo delle berline ad alte prestazioni, mentre il motore è il V8 5,7 litri Ford già utilizzato dalla Pantera. Accurato lo studio delle sospensioni a quattro ruote indipendenti e fanno parte del notevole bagaglio tecnico della Deauville lo sterzo a cremagliera  con servocomando optional, i quattro freni a disco ventilati e servoassistiti, il cambio a cinque rapporti della ZF o automatico a tre e il differenziale autobloccante.

La potenza di 300 cavalli e la robusta coppia dell’otto cilindri di scuola americana consentono velocità dell’ordine dei 230 chilometri orari e grande fluidità di marcia nonostante un peso che si avvicina alle due tonnellate, con l’unica, ovvia, penalizzazione nei consumi, sempre elevati. Per sottolineare il temperamento della sua ammiraglia, sarà lo stesso De Tomaso a vantare di aver percorso di persona in sole due ore il tratto autostradale da Modena a Torino nel giorno della presentazione alla stampa di un’auto alla quale pronostica un importante futuro.

No negli Usa

In realtà, la Deauville non sarà molto fortunata. La mancata omologazione negli Usa, la fine del rapporto con Ford, che tra l’altro aveva acquisito dall’imprenditore italo-argentino le carrozzerie Ghia e Vignale, prezzi eccessivi (fino ad oltre 8 milioni di lire montando accessori extra indispensabili quali alzacristalli elettrici, cerchi in lega o condizionatore), una rete di vendita circoscritta, metteranno in ombra le tante apprezzabili doti.

La lussuosa berlina resterà però sorprendentemente in produzione, praticamente senza modifiche fino addirittura al 1988, pur a fronte di appena 244 unità costruite. Non abbandonerà il campo neanche con l’arrivo nel 1979 di una nuova Quattroporte Maserati, disegnata da Giugiaro, dopo l’acquisto del marchio del Tridente da parte di De Tomaso.

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