Ultimo aggiornamento  27 settembre 2021 21:31

Honda, mi chiamo N.

Massimo Tiberi ·

Entrata in punta di piedi nel mondo dell’auto con la piccola sportiva S 500 del 1963, la Honda allarga dopo qualche anno il suo orizzonte inserendosi nel settore di quelle che in Giappone vengono definite “kei car”, apprezzatissime e alla base di un mercato fortemente in crescita. Utilitarie dalle proporzioni e dalle cilindrate molto ridotte, nel rispetto di normative nazionali favorevoli a questo tipo di vetture, con somiglianze (e non pochi caratteri originali) nei confronti dei modelli europei.

Debutta così al Salone di Tokio del 1966 la nuova serie N, dalla iniziale di “norimono”(nella lingua del Sol Levante “veicolo”), che nell’aspetto e nell’impostazione ricorda la Mini di Issigonis, differenziandosi però soprattutto nella sostanza tecnica.

Simile a una Mini

Tratti simpatici, carrozzeria a due volumi e due porte, fari rotondi, ruotine da 10 pollici e lunghezza di tre metri, ripropongono connotati già noti. All’interno, lo spazio è discretamente ben sfruttato, non alla pari della rivale britannica ma comunque in grado di ospitare quattro persone e il bagagliaio da un centinaio di litri può considerarsi sufficiente. L’allestimento è semplice, unica ricercatezza  un po’ di finto legno, mentre non mancano un cassettino portaoggetti, deflettori anteriori e vetri posteriori apribili verso l’alto.

Lo schema a trazione anteriore e motore disposto trasversalmente segue quello della Mini, ma sotto il cofano c’è un bicilindrico in lega leggera monoalbero a camme in testa raffreddato ad aria da appena 360 centimetri cubici di scuola motociclistica, ambito in cui la Honda è maestra. Come sulle francesi 2CV e R4, il comando del cambio, a quattro marce sincronizzate, ha la forma a manico d’ombrello ed esce dalla plancia in posizione comoda.

I 31 cavalli di potenza e il regime di giri elevatissimo, 8.500 al minuto anche questo un valore da due ruote, donano notevole vivacità e prestazioni di livello per un’auto della categoria, destinata prevalentemente alla città e che pesa 500 chili. La velocità di punta si avvicina ai 120 chilometri orari, quando le Fiat 500 e 126 superano di poco i 100 accelerando più lentamente, e i consumi si mantengono piuttosto bassi.

Vocazione cittadina sottolineata, inoltre, dalla straordinaria maneggevolezza, dalla agilità e dalla non comune prerogativa di poter montare, a richiesta, un cambio automatico. Più convenzionali altre componenti, come i freni a tamburo e le sospensioni posteriori a ponte rigido con balestre che riducono il comfort e non sono il massimo per la tenuta di strada.

Diverse versioni

Alla N 360 si affianca subito una variante NL van-furgoncino, con le stesse caratteristiche meccaniche, e successivamente, anche per favorire l’esportazione, si aggiungono versioni di cilindrata maggiore, fino alla N 600 da 42 cavalli capace di superare i 135 chilometri orari. Modesta la diffusione in Europa e in Italia: la piccola giapponese sarà penalizzata dalle regole dell’allora imposto contingentamento, importata dalla Motauto di Bologna e offerta, per forza di cose, a prezzi non competitivi (oltre le 800mila lire) che la relegheranno in una nicchia di clienti eccentrici.

Il grande successo popolare in patria, con ritmi produttivi già all’avvio intorno alle 10mila unità mensili, farà invece assumere alla Honda un ruolo crescente in campo automobilistico, che si estenderà ulteriormente con l’arrivo dal 1969 delle berline e coupé 1300 per giungere al definitivo balzo in avanti con la Civic nel 1972. Anno in cui esce di scena la Serie N, lasciando l’eredità a molte generazioni di ultracompatte tecnicamente sempre più sofisticate. Evocativa, e dalle evidenti citazioni stilistiche, sarà la N-One cinque porte del 2012, una tre cilindri 660 anche turbo da ben 64 cavalli.  

Tag

Giappone  · Honda N  · Kei Car  · Motauto  · 

Ti potrebbe interessare

· di Elisa Malomo

La Casa di Yokohama ha presentato l'ultima versione della citycar ultra-compatta destinata, per ora, al solo mercato giapponese. In vendita dal 19 marzo