Ultimo aggiornamento  25 ottobre 2021 09:49

Fiat Multipla, quanto era avanti.

Edoardo Nastri ·

Una compatta per sei. La Fiat Multipla del 1998, tra i modelli più discussi del costruttore torinese, rispondeva a una precisa domanda: come è possibile ospitare sei passeggeri in un corpo vettura compatto, realizzando così un’auto giusta per la città e i lunghi viaggi in famiglia? La matita di Roberto Giolito, oggi numero uno di Fca Heritage, aveva trovato una soluzione passando attraverso lo sviluppo verticale del veicolo.

La Multipla non è stata infatti solo una semplice monovolume: oggi un’architettura in decadenza mentre alla fine degli anni 90 ancora molto in voga, è riuscita a sovvertire molti dei canoni stilistici visti fino a quel momento.

La costruzione dei volumi della prima serie, realizzata dal centro stile Fiat, prevedeva un pianale completamente piatto e, all'esterno, un vistoso scalino stondato tra cofano e parabrezza all’estremità del quale erano installati gli abbaglianti. Un design talmente diverso che le è costato numerose critiche, ma che ha portato anche riconoscimenti: nel 1999 è stata una delle protagoniste della mostra "Different Roads", al MoMa di New York. 

Sei posti in meno di 4 metri  

L'originale impostazione stilistica ha conferito alla vettura un aspetto decisamente fuori dal comune e ha permesso di realizzare due file di sedili ciascuna con tre poltrone singole in meno di 4 metri di lunghezza. La Multipla poteva contare anche su un grande bagagliaio, 430 litri e 1.300 con i sedili abbassati, e su un’ottima abitabilità interna. Caratteristiche che l'hanno eletta per diversi anni vettura più capiente del segmento con equipaggiamenti tecnologici all'avanguardia, come uno dei primi sistemi di navigazione cartografici. 

La progettazione di cruscotto e plancia alti, questa in grado di ospitare tutto il necessario, dal cambio alla radio, dal comparto climatizzazione alla strumentazione, ha consentito l’installazione del terzo sedile al centro della parte anteriore. Lo schienale della poltrona, in caso di mancato utilizzo, poteva essere facilmente abbattuto, trasformandosi in un tavolino con un piano per scrivere e dei comodi porta bottiglie.

“Quest’auto è un monolocale in movimento. Abbiamo disegnato il cruscotto immaginando la stessa impostazione che troviamo sulle nostre scrivanie”, diceva Giolito. Il pianale rialzato e una bassa linea di cintura permettevano un’ottima illuminazione naturale interna e una perfetta visibilità che piacque subito ai vertici Fiat. Per massimizzare lo spazio il montante centrale venne spostato il più possibile in posizione avanzata, un’impostazione che ha permesso di agevolare ulteriormente l’entrata e l’uscita dalla vettura.

Tutte le motorizzazioni

Fin da subito i progettisti avevano pensato a uno spazio che potesse ospitare i serbatoi di Gpl e metano senza dover sacrificare neanche a un centimetro di abitabilità interna, una scelta possibile grazie al pianale rialzato. La prima serie, rimasta in commercio fino al 2004, veniva offerta con motori 1.6, benzina, metano o Gpl, rispettivamente da 100 e 95 cavalli, o 1.9 Jtd turbo diesel da 105, 110 o 115 cavalli.

Dopo il lancio avvenuto al salone di Francoforte nel 1997 i tecnici Fiat si misero allo studio di una versione ibrida. Costruita in soli 10 esemplari, la Multipla Hybrid Power sfruttava il 1.6 a benzina da 100 cavalli accoppiato a un motore elettrico da 30 chilowatt alimentato da batterie al Nichel da 19 chilowattora per un’autonomia a zero emissioni di circa ottanta chilometri. Un’ibrida plug-in ante litteram con tre modalità di guida, elettrica, ibrida oppure "ricarica" (dove il motore a benzina veniva usato solo per ricaricare le batterie). Uno schema analogo alle ibride plug-in prodotte oggi che dimostra quanto la Multipla fosse avanti. 

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