Ultimo aggiornamento  17 gennaio 2021 19:25

Bentley Val d'Isere, dalla Savoia al Brunei.

Edoardo Nastri ·

La storia della Bentley Val d’Isere nasce da tre desideri. Realizzare una vettura di grande lusso che potesse essere utilizzata su fondi a bassa aderenza in sicurezza e che avesse una capacità di carico quasi doppia rispetto alle tradizionali ammiraglie berline a tre volumi.

Detto, fatto. Nel 1989 il designer londinese Robert Jankel, fino a quel momento specializzato nella realizzazione di limousine e versioni speciali per i ricchi clienti della capitale inglese, famiglia reale compresa, ha un lampo di genio. Prende una Bentley Turbo R e la trasforma in familiare, riducendo lo sbalzo posteriore e aggiungendo un pezzo di carrozzeria in più.

11 esclusivissimi esemplari 

Spesso le vetture tradizionali se modificate nell’architettura dopo la loro produzione in serie sono sproporzionate o sgraziate, in questo caso invece Jankel è riuscito a mantenere proporzioni perfette e una certa esclusività data da dettagli come cromature o fascioni paracolpi neri. Piccoli trucchi che hanno avvicinato collezionisti e personaggi del jet set a questo modello esclusivo a cui è stato dato il nome di una vallata alla moda dell’alta Savoia: la Val d’Isere.

Prodotta in appena 11 esemplari, la Bentley Val d’Isere è stata consegnata in tutto il mondo. Oltre ai più classici avvistamenti londinesi, la vettura è stata vista anche a Singapore e New York. Diverse fonti inoltre sostengono che almeno uno degli esemplari, giallo con interni in pelle rossi, sia stato acquistato dal sultano del Brunei, notissimo appassionato e proprietario della collezione di auto più grande al mondo: 7mila auto per un valore di circa 7miliardi di dollari.

Costruita fino al 1992, la Bentley Val d’Isere poteva contare sul 6,75 litri V8 turbo benzina da 390 cavalli e su un sistema sofisticato, per la verità non molto pratico, di trazione integrale. La trazione sulle quattro ruote infatti era garantita esclusivamente a basse velocita, fino a 50 chilometri orari: le ruote posteriori hanno conservato lo schema tradizionale a trazione posteriore della Turbo R, mentre quelle anteriori erano mosse da un meccanismo idraulico attivabile selezionando le marce ridotte. 

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