Ultimo aggiornamento  13 giugno 2021 01:15

2023: elettriche e termiche allo stesso prezzo.

Edoardo Nastri ·

Col passare del tempo scendono costantemente i prezzi delle tecnologie, compresi quelli delle batterie per veicoli elettrici. Secondo una ricerca di Bloomberg NEF (New Energy Finance) i prezzi medi degli accumulatori - che nel 2010 si attestavano a circa 1.100 dollari per chilowattora - quest’anno sono scesi dell’89% rispetto al periodo di riferimento a 137 dollari per chilowattora. 

Un bel passo avanti che ha spinto i ricercatori della società americana a prevedere il raggiungimento dei 100 dollari per chilowattora entro il 2023. La soglia permetterebbe il pareggio di costo tra veicoli a combustione interna e 100% elettrici, garantendo ai costruttori lo stesso margine a parità di segmento. Quest'anno, comunque, per la prima volta nella storia, sono stati registrati prezzi inferiori ai 100 dollari per chilowattora per le batterie di alcuni autobus elettrici cinesi.

“Il sistema ora tiene”

Il sondaggio ha preso in considerazione tutte le tipologie di veicoli elettrici: dalle automobili ai bus, dai van dedicati alla logistica ai mezzi pesanti. La riduzione dei prezzi prevista per il 2023 è anche una diretta conseguenza dell’aumento dei volumi di vendita dei veicoli a zero emissioni e all’introduzione di nuove tecnologie e materiali che comporranno gli accumulatori del prossimo futuro.

“La nostra analisi mostra che se si dovesse verificare lo scenario peggiore - un aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime come accaduto nel 2018 – il pareggio di costo verrebbe semplicemente ritardato di un paio d’anni e non avrebbe effetti così negativi sulla categoria”, dice James Frith, responsabile del report. “La tenuta del sistema è garantita dagli investimenti nel settore fatti dai costruttori e dagli stessi produttori di batterie”.

Nuovi materiali, più autonomia

I nuovi target di prezzo verranno raggiunti anche grazie all’aumento dello spettro dei diversi prodotti chimici utilizzati per gli accumulatori: “Più passa il tempo, più aumentano le tecnologie e i differenti elementi dedicati agli accumulatori. Parlo, ad esempio, dell’ossido di cobalto o di alluminio destinati all’utilizzo nella produzione di massa a partire già dal prossimo anno”. I nuovi elementi incidono positivamente sull’efficienza energetica e hanno effetti diretti sull’autonomia degli accumulatori.

Se il percorso che porterà all’abbassamento dei prezzi sembra ormai tracciato, rimangono dubbi sulle previsioni che ipotizzerebbero un nuovo taglio dei prezzi entro il 2030, quando, secondo Bloomberg NEF, si dovrebbe raggiungere quota 58 dollari per chilowattora.

Infine, c’è la questione batterie a stato solido. Più compatti ed efficienti, i nuovi accumulatori potrebbero costare ai produttori addirittura il 40% in meno rispetto agli attuali agli ioni di litio. “Per il raggiungimento di questa soglia è necessario stabilire una catena di fornitura delle materie prime e, ovviamente, avviare una produzione su larga scala”, si legge nel report. I costruttori intanto ci stanno investendo: Toyota ha dichiarato che lancerà un prototipo con batterie allo stato solido il prossimo anno, seguiranno Volkswagen (2025) e Nissan (2028). 

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