Ultimo aggiornamento  28 febbraio 2021 02:30

Renault R12, alla conquista del mondo.

Massimo Tiberi ·

Con il lancio nel 1965 della R16, Renault ha fatto un sensibile passo avanti con un’auto fortemente innovativa, a trazione anteriore e dalle scelte d’avanguardia per quanto riguarda design e funzionalità. Un modello di fascia superiore per i canoni della marca francese che impone di rivedere anche la gamma inferiore, occupata, oltre che dalle R4 e R6 alla base, da vetture come R8 e R10 dal carattere utilitario e dallo schema tecnico a motore posteriore ormai invecchiato.

Presentata al Salone di Parigi nel 1969, la nuova R12 rappresenta quindi la volontà di colmare un vuoto, offrendo un mezzo più economico e più convenzionale rispetto alla R16, ma moderno e dalle qualità adeguate a soddisfare esigenze familiari in materia di spazio e di rapporto tra costi e valore d’uso. L’impostazione del progetto doveva inoltre consentire la produzione e la diffusione a livello internazionale, affermando un ruolo da “world car” che in effetti è stato svolto nel tempo con notevole successo.

Look speciale

La carrozzeria, nella classica formula della berlina quattro porte tre volumi dalle dimensioni abbondanti all’epoca per la categoria (lunghezza di 4,35 metri), non ha però un’estetica banale: i tratti spioventi sono originali, anche se divideranno le opinioni (in Italia, ad esempio, non verranno molto apprezzati), donando comunque alla R12 una certa personalità. All’interno, l’abitacolo è ampio e il vano bagagli capiente, ma su finiture, rivestimenti e dotazioni si va a risparmio, badando soprattutto al sodo. Come d’altra parte per quanto riguarda la tecnica che punta su semplicità ed affidabilità.

Scontata la trazione anteriore, ormai imprescindibile per una Renault di nuova generazione, l’impronta è tradizionale con sospensioni a ponte posteriore rigido e impianto frenante misto servoassistito. Nessuna sorpresa neppure dall’unico motore disponibile, montato a sbalzo davanti alle ruote anteriori: un quattro cilindri 1.300 monocarburatore ad albero a camme laterale, appartenente alla collaudata famiglia Cléon, accoppiato ad un cambio a quattro marce sincronizzate. La modesta potenza di 54 cavalli non consente prestazioni di rilievo (145 chilometri orari di velocità massima e 0-100 in 16,5 secondi), ma i consumi non sono mai eccessivi.

Altre versioni

Nel 1970, si affiancano la wagon Break con capacità di carico fuori del comune e, sul fronte opposto, la sportiva Gordini, realizzata con la collaborazione della Alpine per raccogliere l’eredità della derivata dalla R8, dai molti sostenitori e ricca di un invidiabile palmarès agonistico. Nonostante il motore 1.600 da 113 cavalli, il cambio a cinque marce e un forte temperamento (tocca i 185 chilometri orari e passa da 0 a 100 in 9,5 secondi), la R12 “cattiva” non farà breccia, uscendo di scena nel 1974 e con scarsi risultati nelle competizioni.

Intanto, la gamma si evolve con l’arrivo di una potenziata TS da 60 cavalli e della TR con trasmissione automatica, per arrivare a un non sostanziale restyling, con miglioramenti qualitativi e di equipaggiamento, nel 1975.

La produzione in Francia, dopo una risposta di mercato nel complesso favorevole, termina nel 1980, ma la storia della R12 prosegue nel mondo, dove la sua presenza è quanto mai articolata, in qualche caso ancora per una ventina d’anni. Dagli Stati Uniti al Canada, dal Messico alla Colombia, dal Brasile all’Argentina, dall’Australia alla Turchia, dal Marocco alla Spagna, la vettura è un’autentica ambasciatrice globale della Renault. Un caso a parte di particolare rilievo la Romania, che vede già dal 1969 il debutto della versione con il marchio Dacia, la base di un futuro, straordinario fenomeno commerciale per il Gruppo francese oggi in massima evidenza.    

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