Ultimo aggiornamento  27 novembre 2021 09:26

Ferrari, caccia al nuovo ceo.

Umberto Zapelloni ·

La Ferrari ha già delineato il suo futuro. Continuerà a produrre auto da sogno, ma dovrà valorizzare sempre di più il suo marchio come se si trattasse di un brand del lusso. Anche per questo la scelta dell’amministratore delegato che dovrà prendere il posto del dimissionario Louis Camilleri appare complessa. In Borsa il titolo Ferrari ha tenuto bene, assorbendo la notizia senza scossoni e chiudendo anzi con un leggero segno più a fronte di una giornata a-0,25% per Piazzaffari.  

A Maranello una riunione del consiglio di amministrazione è in calendario per la prossima settimana. Ma una decisione del presidente John Elkann potrebbe anche non essere immediata. Oggi non c’è l’urgenza che c’era quando precipitò la situazione con la scomparsa di Sergio Marchionne, nel luglio del 2018. Elkann ha assunto l'interim e sulla sua agenda pesa la fusione con Psa che porterà alla nascita di Stellantis, appuntamento al 4 gennaio. 

Scelta non facile

Insomma, non sarà facile scegliere il manager che dovrà accompagnare la Ferrari nella prossima era. Le persone giuste c’erano qualche mese fa, ma oggi sono impegnate altrove e anche se volessero non potrebbero liberarsi. Stefano Domenicali o Luca de Meo sarebbero stati perfetti per quel ruolo (e non solo), ma Domenicali ormai è il nuovo signor Formula 1 chiamato da Liberty Media a governare il campionato, mentre de Meo è i numero uno di Renault e ormai viaggia su altri pianeti.

Non è ipotizzabile neppure un tuffo nel passato richiamando in servizio il vecchio presidente Luca Cordero di Montezemolo o Amedeo Felisa che è stato il suo amministratore delegato, per non parlare di Alfredo Altavilla che ai tempi di Marchionne sognava un finale di carriera a Maranello. Ogni tanto a Maranello rispunta il nome di Jean Todt che dopo aver ristrutturato la gestione sportiva era già stato amministratore delegato, ma anche lui oggi è impegnato alla presidenza della Federazione Internazionale e soprattutto ha un ruolo che lo soddisfa molto all’Onu.

Per il ruolo di ceo si è fatto il nome di Antonio Baravalle, amministratore delegato della Lavazza, ex "Marchionne boys" come amministratore delegato dell’Alfa Romeo, azienda per la quale era stato anche direttore marketing, e di Davide Grasso, ex Nike oggi amministratore delegato di Maserati.

Gli impegni per il futuro

Tutto è nelle mani di Elkann, che questa volta potrebbe cercare un manager più coinvolto nell'auto (al contrario del ceo uscente) oltre che con un solido profilo finanziario. Perché la Ferrari pur avendo una gamma completamente rinnovata, deve guardare al futuro che significa suv con il Purosangue, motorizzazioni ibride e naturalmente Formula 1, oggi la nota più dolente.

Camilleri, che ha motivato la sue dimissioni improvvise per "motivi personali", è stato colpito dal Covid-19 mentre era negli Stati Uniti. Tornato a casa dopo settimane in ospedale, avrebbe deciso di cambiare vita, lasciando non solo l’incarico in Ferrari, ma anche quello alla Philip Morris (dove è stato già sostituito).

La lettera con cui il presidente ha salutato e ringraziato Camilleri per il suo lavoro esclude invece le voci di una rottura che qualcuno sta facendo girare. Un saluto così caloroso e sentito non lo aveva ricevuto dopo anni di vittorie in pista e sui mercati neppure Montezemolo quando al suo posto fu chiamato Marchionne. Per Camilleri, del resto, parlano i numeri, tra cui quelli della Borsa: il titolo Ferrari valeva 114 euro quando è arrivato, oggi ha chiuso a 176,25.

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