Ultimo aggiornamento  17 gennaio 2021 19:18

F1: Aston Martin, storia di un mito.

Valerio Antonini ·

Aston Martin scalda i motori in vista dell’atteso ritorno in Formula 1 dopo oltre 60 anni di assenza. Aspettando l’arrivo del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel - in pista con la nuova monoposto a partire dai test invernali che precedono l'inizio della stagione 2021 in Australia - torniamo indietro nel tempo per ripercorrere un viaggio fatto di ricordi e passione per le corse, un lungo cammino iniziato più di un secolo fa.  

Un sogno diventa leggenda

La Casa britannica è stata fondata nel 1913 in un piccolo laboratorio londinese dal meccanico Robert Bamford e dal pilota Lionel Martin, all’epoca già ben introdotti nel settore e con il sogno di portare Aston Martin nell’olimpo del motorsport. Un’impresa quasi impossibile per due giovani imprenditori che raccoglievano idee e progetti in una minuscola officina londinese diventata leggendaria.   

Fin dal primo momento le corse sono “parte integrante dell’etica e dell’identità del marchio”, scrivono dalla sede di Gaydon. Già dalle prime esperienze nelle famose gare in salita britanniche, lo stesso Martin si mise in luce grazie al suo talento al volante di vetture realizzate artigianalmente e venne presentato al pilota professionista Louis Zborowski, figlio di un ricchissimo conte polacco e di un'ereditiera americana, grande appassionato di sport automobilistici. Il facoltoso “sangue blu” commissionò al fondatore di Aston Martin due vetture sportive che avrebbero dovuto partecipare - nel 1922 - alla celebre Tourist Trophy sull’Isola di Man (una delle gare più pericolose al mondo a causa del percorso fatto di saliscendi e strettoie), finanziandole con 10mila sterline (una cifra cospicua per l'epoca).   

Le gemelle sportive pesavano 750 chili e montavano un motore 1.5 litri, quattro cilindri 16 valvole con albero a camme da 55 cavalli, con un rapporto massa/potenza che consentiva alle auto di raggiungere una velocità massima di circa 135 chilometri orari.  

Come l’intero progetto, anche il propulsore poi conosciuto come Bamford & Martin fu realizzato grazie alle “conoscenze” del conte Zborowski. Il nobile polacco convinse il talentuoso compagno di corse francese Clive Gallop a sbirciare i progetti del 3 litri benzina ideato dal “maestro” Ernest Henry (che lavorava per l’azienda francese Ballot). Si racconta che quest’ultimo strappò a metà i suoi disegni. Una parte sola finì in “mani inglesi” e fu sufficiente per realizzare una variante a camma singola del progetto originario dimezzandone le dimensioni. 

Inizio difficile

Come da regolamento del Tourist Trophy di Man, anche le Aston Martin disponevano di un secondo sedile posizionato indietro rispetto a quello di guida adibito per consentire a un meccanico di bordo di pressurizzare il serbatoio del carburante a mano (un compito essenziale per arrivare incolumi al traguardo). In realtà le bi-posto TT1 e TT2 non gareggiarono come previsto sul circuito stradale dello Snaefell Mountain Course il 22 giugno del 1922, bensì debuttarono il successivo 15 giugno in Francia, al GP di Strasburgo che si concluse con il ritiro di entrambe le vetture, forse costruite troppo frettolosamente.

Nel biennio successivo, una volta migliorate, si assicurarono diversi podi tra cui un secondo e un terzo posto in due edizioni consecutive del GP di Penya Rhin sul circuito di Villafranca. Per un triste scherzo del destino quelle furono le ultime soddisfazioni per Zborowski, che scomparve prematuramente nel 1924. E così naufragò anche il desiderio di Lionel Martin e Robert Bamford di portare Aston Martin a gareggiare ancora con i migliori. Sogno che invece riuscì al nuovo proprietario Sir David Brown negli anni ‘50 (aveva acquisito il marchio nel 1947) che iniziò subito a realizzare auto super sportive dal design raffinato, culminate con la DB5 del 1963.  

L'importanza delle corse

L’imprenditore britannico riconobbe l'importanza del motorsport per il successo commerciale del marchio e, nel 1955, decise di portare avanti un piano per realizzare vetture in grado di gareggiare sia nelle competizioni endurance che in quelle di velocità (dove altri team britannici come Lotus e Cooper avevano già raccolto vari trionfi). Il progetto sportivo culminò con la partecipazione al BRDC International Trophy di Silverstone, che si sarebbe svolto secondo le regole della Formula 1. Il pilota Roy Salvadori chiuse al secondo posto (dopo aver ottenuto la pole-position) battuto solo dal tre volte campione del mondo Jack Brabham su una Cooper-Climax T5. Nella F1 vera e propria il marchio debutto il 31 maggio del 1959 a Zandvoort in Olanda con entrambe le vetture scese in pista (affidate a Carroll Shelby e Roy Salvadori) costrette al ritiro a causa di problemi al motore. Ma in quello stesso anno, se non altro, si concretizzò un grande trionfo, la vittoria della 24 Ore di Le Mans nel 1959 con la monoposto DBR4 da 256 cavalli affidata agli stessi due protagonisti di Zandovoort. Un successo completato dal secondo posto di un'altra Aston Martin, affidata al francese Maurice Trintignant e al belga Paul Frère.

In Casa Aston Martin il 1960 si aprì con molte speranze: si pensava di poter competere addirittura per il titolo mondiale, in particolare grazie alla leggendaria figura di Shelby. I risultati furono invece deludenti e i problemi al motore della DBR4 costrinsero spesso al ritiro sia l'americano che Salvadori. Il responso fu così negativo da spingere Sir Brown ad abbandonare le corse ai massimi livelli partecipando solo al Gran Premio di Gran Bretagna il 16 luglio del 1960.  

Il futuro

Nel 2021 - dopo oltre sessant’anni - ci saranno nuovi capitoli da scrivere e con un 4 volte campione del mondo al volante, Sebastian Vettel. Intanto Aston Martin è già tornata da 4 anni nei paddock di Formula 1 come sponsor e partner tecnico della scuderia Red Bull, aspettando la monoposto (motorizzata Mercedes) che realizzerà - grazie soprattutto all'impegno e agli investimenti del nuovo capo, il canadese Lawrence Stroll - ancora una volta il grande sogno di Martin e Bamford: correre tra i più grandi.

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