Ultimo aggiornamento  18 maggio 2021 01:24

Detroit, la Motor City in mostra.

Paolo Borgognone ·

Cinquanta anni di vita di Detroit, la Motor City americana, immortalata nelle fotografie di uno dei più grandi obiettivi del XX secolo, Russ Marshall. E’ il senso di una mostra aperta al Detroit Institute of Arts e che rimarrà visibile fino al 27 giugno del prossimo anno intitolata "Russ Marshall: Detroit Photographs, 1958-2008".

Attraverso 90 delle fotografie di Marshall – nato 80 anni fa nel 1940 a South Fork, Pennsylvania, da una famiglia di minatori di carbone, agricoltori e lavoratori delle fabbriche industriali e trasferitosi a Detroit nel 1943 – si può ripercorrere lo sviluppo della città. Nei suoi scatti - così come in quelli del suo maestro, Bill Rauhauser, oggi 102enne, grande ritrattista della società del Michigan e non solo del ‘900 - rivivono le atmosfere dei decenni che si sono susseguiti nella Motor City ed è possibile incontrare i suoi eroi nascosti: le donne e gli uomini che hanno costruito, materialmente, il sogno americano dell’auto del secondo dopoguerra.

Fra industrie e gente comune

In particolare tra il 1975 e il 2005, Marshall ha lavorato come freelance per riviste locali e nazionali del lavoro e del commercio e ha creato alcuni dei suoi lavori più avvincenti che rendono omaggio alla forza lavoro di Detroit con ritratti e immagini uniche riprese all’interno dei giganteschi impianti cittadini.

Lavoratori impegnati nelle linee di assemblaggio e con i macchinari in fabbriche, negozi e impianti in tutta la regione metropolitana di Detroit e nello stabilimento Ford River Rouge di Dearborn, presso l’area industriale della Zug Island nella zona sud-occidentale della metropoli, negli impianti della General Motors di Flint e in altre aree che si trovano nelle vicinanze della Rust Belt, la cintura di ruggine come chiamano gli americani questa parte del Midwest, dagli Appalachi ai Grandi Laghi.

Marshall ha saputo catturare anche l'architettura monumentale della città, gli ambienti industriali e la vita dentro e fuori dalle linee di assemblaggio: dalla folla che si accalca all’Eastern Market – fin dal XIX secolo luogo di commercio e scambi, ma anche punto di incontro per artisti, pittori, musicisti - fino alla Michigan Central Station, la monumentale stazione ferroviaria chiusa alla fine degli anni ’80 e che, grazie a Ford, sta ora diventando centro ricerche e studi all'avanguardia.

Marshall interpreta con le sue immagini oltre cinque decenni di vita operaia, Detroit e i suoi dintorni, attraverso fotografie che catturano il cuore e l'anima della città, a volte leggendo i giorni trascorsi come un poema malinconico ma più spesso restituendoci una narrazione empatica di vite resilienti, di luoghi e tempi passati.

Obiettivo sul mondo

Agli albori della sua carriera, alla fine degli anni '50 e per tutto il decennio successivo, Marshall aveva iniziato a fotografare le strade della città, i suoi passanti, le coloratissime sfilate del Giorno del Ringraziamento. Più avanti, negli anni ’80, il fotografo ha documentato anche quasi due decenni della fiorente scena musicale di Detroit - non a caso culla della Motown Records, la label dei grandi della musica afro-americana - con immagini di artisti e spettacoli più o meno noti alla scena jazz e blues nei leggendari locali della città, tra cui il “Baker's Keyboard Lounge”, il “Detroit Press Club “e nei suoi storici festival musicali sul lungofiume svoltisi in particolare dal 1977 al 1993.

La mostra include anche un supplemento speciale che raccoglie le immagini scattate da Marshall nel Vecchio Continente nelle quali ritrae la vita pubblica in Inghilterra e nell'Europa orientale verso la fine della guerra fredda dal 1987 al 1990.

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