Ultimo aggiornamento  17 settembre 2021 12:43

Fnm 2300, l'Alfa venuta dal Brasile.

Massimo Tiberi ·

Diventata proprietà dell’Alfa Romeo nel 1968, la ex azienda pubblica brasiliana Fnm, Fabrica National de Motores, ha alle spalle una notevole esperienza nel settore, grazie ai rapporti avuti con la Isotta Fraschini e poi con la stessa casa milanese per la produzione prima di autocarri e successivamente anche di modelli derivati dalla 2000 della fine degli anni Cinquanta.

Nel 1974 viene presentata la nuova 2300 che adotta il marchio del Biscione e che resterà a lungo sulla scena latinoamericana, frutto ancora una volta di sinergie ma con alcune scelte autonome sia in tema di design che di tecnica e allestimenti.

Vicina alla Alfetta

La linea della carrozzeria, berlina quattro porte, riprende i tratti della Alfa Romeo Alfetta lanciata nel 1972, ma con dimensioni diverse, soprattutto nella lunghezza che supera i 4,70 metri rispetto a 4,28. All’interno, lo spazio è abbondante con molti elementi derivati dall’italiana, come la strumentazione, e l’equipaggiamento è di tono superiore. La 2300 svolge quindi di fatto un ruolo da ammiraglia e in Brasile verrà spesso utilizzata come auto di rappresentanza.

La meccanica non offre spunti originali e conferma sostanzialmente i contenuti della precedente 2000 e delle sue evoluzioni. Il motore comunque è di carattere: un quattro cilindri bialbero 2,3 litri con testa in alluminio e carburatore doppio corpo da 140 cavalli, con il cambio a cinque marce in blocco e non al posteriore assieme al differenziale secondo il raffinato schema transaxle dell’Alfetta. Le sospensioni sono anteriori a quadrilateri e posteriori ad assale rigido, mentre l’impianto frenante è a quattro dischi servoassistito e lo sterzo privo di servocomando. Di livello, buon sangue non mente, comportamento su strada e prestazioni, con una velocità massima superiore ai 170 chilometri orari e accelerazione da 0 a 100 in 11 secondi.

Le altre versioni

Dal 1976 la gamma si estende alla versione TI e poi nel 1980 si articola nelle aggiornate SL e TI4, con allestimenti arricchiti, finiture in legno di mogano e dotazioni che comprendono orologio, poggiatesta, condizionatore e servosterzo. Il motore delle TI, con due carburatori doppio corpo, guadagna 9 cavalli e sui montanti posteriori della 2300 appare il quadrifoglio verde simbolo delle Alfa Romeo sportive. Dal 1982 l’alimentazione passa anche all’alcol etilico, dopo aver sperimentato in precedenza un sistema misto, seguendo la tendenza all’uso di un carburante alternativo che si è diffusa in Brasile.

La produzione di questa longeva oriunda termina nel 1986, quando l’Alfa Romeo entra a far parte del Gruppo Fiat che, in fase espansiva in Sudamerica, da qualche tempo ha ormai assorbito le attività di Fnm.

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