Ultimo aggiornamento  23 gennaio 2021 19:37

Italia 2000, Triumph tricolore.

Massimo Tiberi ·

Importatore delle auto Triumph in Italia, alla fine degli anni Cinquanta l’imprenditore siciliano trapiantato a Napoli Salvatore Ruffino pensa di affiancare alle spider, che rappresentano gran parte della gamma del marchio britannico, una coupé da realizzare inizialmente in serie limitata di un migliaio di esemplari. Per offrire un modello che unisca stile italiano e meccanica d’Oltremanica, il primo approccio è con la carrozzeria Zagato. Ma saranno Giovanni Michelotti, designer già apprezzato e che diventerà sempre più stretto partner della Triumph, assieme alla Vignale per l’assemblaggio, a dare vita alla nuova vettura.

Al Salone di Torino

Un prototipo viene anticipato nel 1958 al Salone di Torino ma soltanto un anno dopo, sempre nel corso della stessa manifestazione, entra in scena la versione definitiva della coupé che viene battezzata Italia 2000. Il telaio a longheroni e le componenti tecniche derivano dalla spider TR3A, d’impostazione anzianotta, con sospensioni posteriori a ponte rigido, balestre e ammortizzatori a leva, non certo il massimo per la tenuta di strada. L’impianto frenante, però, si avvale dei dischi anteriori, prerogativa non scontata all’epoca. Anche  il motore è il non modernissimo, ma robusto, quattro cilindri due litri Triumph, ad albero a camme laterale e due carburatori monocorpo, accoppiato ad un cambio a quattro marce con prima non sincronizzata (a richiesta l’overdrive). 

Dimensioni contenute

Eleganti nelle linee esterne nella configurazione classica a tre volumi, dove Michelotti si esprime al meglio, e dimensioni contenute al di sotto dei quattro metri di lunghezza. Il tono sportivo è sottolineato dalle ruote a raggi, dall’accenno di bombatura sul cofano anteriore per fare spazio ai carburatori e dall’assetto basso, mentre l’abitacolo è sufficientemente ampio e il vano bagagli è di discreta capienza per un’auto della categoria.

La Vignale cura artigianalmente le finiture e i materiali di allestimento sono di qualità: pelle, moquette, alluminio sulla plancia. Non mancano, d’altra parte, le componenti riprese dalla TR3, come il volante a tre razze formate da sottili barrette cromate o la dotazione completa di strumenti Smiths.

Buone prestazioni

La potenza di 101 cavalli, l’ottima elasticità del motore e il peso inferiore ai 1.000 chilogrammi consentono prestazioni di buon livello (200 chilometri orari la velocità massima dichiarata), in grado di non sfigurare nei confronti di molte rivali contemporanee.

L’ottimismo di Ruffino, che aveva anche creato una nuova società con sede a Napoli per rafforzare l’iniziativa, trova però ostacoli nella delicata fase di passaggio della Triumph nel gruppo British Leyland e della messa in cantiere della nuova TR4, ancora con la matita di Michelotti a definirne l’aspetto riprendendo  alcuni tratti proprio della Italia. Non aiuta neppure il prezzo della coupé di 2,5 milioni di lire (poco distante, ad esempio, dalla più grande e potente 6 cilindri Fiat 2300 S) e fino al 1962 se ne venderanno poco più di 300, alcune negli Stati Uniti, assai meno del previsto.

Tag

Giovanni Michelotti  · Italia 2000  · Salvatore Ruffino  · Triumph  · Vignale  · 

Ti potrebbe interessare

· di Massimo Tiberi

E' il 1975 e questa serie, prima coupé e poi anche spider, chiude la splendida stagione del marchio inglese nelle quattro ruote