Ultimo aggiornamento  21 gennaio 2022 05:43

Componentistica italiana: elettrico per uscire dalla crisi.

Paolo Odinzov ·

Tra le vittime industriali della pandemia c’è anche il comparto della componentistica automotive italiana che vale al momento ricavi per 49,2 miliardi di euro l’anno e conta 164mila dipendenti distribuiti in 2.198 aziende tra cui eccellenze a livello mondiale come Brembo e Dell’Orto.

Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio in materia, sostenuti da un’indagine svolta dalla Camera di commercio di Torino, dall’Anfia e dal Cami del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il settore nel 2019 ha subito un calo del 3,9% e nel 2020 chiuderà con ulteriori e più consistenti perdite considerato che solo nei primi otto mesi l’Istat ha stimato un crollo del 36%. Questo, andando nel quadro geografico economico del Paese ad incidere soprattutto sulle regioni del Nord Ovest dove solo il Piemonte rappresenta con 736 aziende il 33,5% dell’intera filiera.

Le commesse di Stellantis

Nonostante le proiezioni negative per prossimo anno, una boccata d’ossigeno potrebbe comunque però arrivare adesso, sempre secondo gli analisti, dalle commesse del colosso dell’auto Stellantis, nascituro dalla fusione tra il gruppo italo-americano Fca e quello francese Psa. Il 73% dei produttori di componenti pensa infatti che la nuova realtà industriale porterà a un aumento dei volumi di fornitura grazie alle piattaforme comuni (oltre il 50% delle risposte) e per la presenza su più mercati (+25%).

Compensare le perdite dovute al calo del diesel

Il 28,4% delle aziende sta inoltre facendo molti progetti e investimenti nell’elettrico. Mentre il 27,5% vede nella produzione di auto ibride un proficuo comparto nel quale concentrare le risorse. Con il risultato che proprio le forniture destinate ai veicoli più ecologici potrebbero andare in futuro a compensare le perdite nelle commesse dovute alla decadenza dei motori diesel che al momento rappresentano per il 13,5% delle aziende l’attività esclusiva e per il 59,4% quella la principale.

Più incentivi e investimenti in ricerca e sviluppo

Circa un terzo dei componentisti vede in ulteriori e più consistenti provvedimenti governativi per incentivare la domanda di acquisto di nuove auto una soluzione tamponare gli effetti della crisi. Quasi un quinto ritiene invece che andrebbero finanziate maggiormente le attività di ricerca e sviluppo. Questo considerando anche che negli ultimi anni è quasi raddoppiato il numero di società del settore coinvolte in progetti di riduzione delle emissioni dei motori a combustione interna (da 11,2% a 20,5%).

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