Ultimo aggiornamento  28 ottobre 2021 12:31

EB 112 e 118, le Bugatti dei Giugiaro.

Edoardo Nastri ·

Per Giorgetto Giugiaro confrontarsi con un progetto del calibro di una Bugatti è stato un desiderio che si è avverato. Con la EB 112 presentata al Salone di Ginevra del 1993 il designer torinese non aveva dato esclusivamente la sua visione di un marchio blasonato, ma una chiara direzione stilistica per modelli che sarebbero arrivati più di 10 anni dopo.

“La EB 112 era un’automobile da sogno che è sempre rimasta nei nostri cuori”, ricorda Giugiaro. Bugatti Automobili, al tempo dell'imprenditore italiano Romano Artioli, aveva commissionato al team di Italdesign stile e produzione per circa 300 unità l’anno della berlina di rappresentanza, con vendite a partire dalla primavera del 1995.

La EB 112

Giugiaro disegnò una super ammiraglia dalle dimensioni importanti (5 metri di lunghezza, 1,96 di larghezza e 1,4 di altezza) con un passo di oltre 3 metri per la massima abitabilità interna. Nel mirino c’erano Bentley e Rolls-Royce, ma con un quid in più dato dall’anima sportiva e dal grande fascino di una brand come Bugatti.

Se a prima vista venivano richiamate le linee felpate della Type 57 Atlantic, dal padiglione stondato alla nervatura che percorre tutta la EB 112 al centro, sotto al cofano batteva un 6.0 V12 aspirato da 455 cavalli e 590 newtonmetri di coppia gestiti dalla trazione integrale, un’enormità oggi, figuriamoci per l’epoca. Prestazioni? 0-100 chilometri orari in 4,4 secondi e 300 all’ora di velocità massima.

Tuttavia Le condizioni finanziare precarie di Bugatti, che l’avrebbero portata al fallimento nel settembre dell’anno successivo, fermarono bruscamente il progetto nell’ottobre del 1994. Quella vettura dalle forme così morbide ed eleganti non era tuttavia destinata a scomparire nell’oblio.

La EB 118

Nel 1998 infatti, dopo l’assunzione del marchio francese all’interno del gruppo Volkswagen, l’allora numero uno del gruppo Ferdinand Piëch, colpito da quel prototipo visto qualche anno prima, decise con Giorgetto e Fabrizio Giugiaro di dare una nuova vita a questo marchio glorioso partendo da una nuova concept car. L’obiettivo? Realizzare un’elegante coupé, evoluzione di quanto visto sulla EB 112 del 1993.

La leggenda narra che la realizzazione della EB 118 fu una corsa contro il tempo: in poco meno di tre mesi il prototipo venne costruito e presentato al Salone di Parigi del 1998. Se gli stilemi della EB 112 venivano affinati e ripetuti anche su questa coupé, Piëch aveva deciso di accentuarne l’anima sportiva dotando la vettura di un incredibile motore a 18 cilindri (prima volta per un’automobile) da 6.3 litri. “E’ un motore gigantesco e poderoso, le cui dimensioni sono ben espresse dal taglio del cofano, in forte rilievo rispetto ai parafanghi”, dice Giugiaro.

Impeccabile anche l’interno realizzato da Fabrizio Giugiaro in stretta collaborazione con Ferdinand Piëch, dove il principio stilistico chiave era il minimalismo, oggi particolarmente in voga tra gli stilisti del lusso, un tempo una rarità di gusto tipicamente italiano. Alcantara ovunque, modanature in piano black e legno, l’interno della EB 118 era un salotto viaggiante. L'impostazione generale dei volumi, lo sviluppo orizzontale della fanaleria e la forma della griglia anteriore li ritroveremo nella Veyron, la Bugatti del nuovo millennio. 

Tag

Ti potrebbe interessare

· di Luca Gaietta

Avviato ai test il primo prototipo della hypercar da 1.600 cavalli e 8 milioni di euro, omaggio alla EB 110 del 1991 costruita in Italia nella Fabbrica Blu di Campogalliano

· di Edoardo Nastri

Nata da un'ossessione di Ferdinand Piëch, doveva essere la vettura termica più efficiente del mondo. La storia della prima ibrida plug-in diesel che compie 10 anni