Ultimo aggiornamento  30 novembre 2020 15:47

Tutte le Z di Nissan.

Angelo Berchicci ·

Per Nissan tutto inizia dalla Z. Sì perché la prima vettura di questa famiglia - la Fairlady Z del 1969 (esportata negli Usa come Datsun 240Z) - ha cambiato la percezione del marchio sia dentro che fuori dal Giappone, accrescendo l’immagine sportiva e rendendolo un competitor dei brand europei e americani.

Non è un caso che la recente Z Proto, il prototipo dell’ultima incarnazione della serie Z, riprenda le linee dell’antenata disegnata da Yoshihiko Matsuo. Dalla prima Fairlady Z (nome giapponese del modello, traducibile con “bella dama”) a oggi, questa famiglia di vetture ha visto alternarsi ben sei generazioni, vediamone rapidamente la storia.

Piace negli Usa 

Grazie all’acquisizione della Prince Motor Company nel 1966, Nissan - fino ad allora un piccolo costruttore - aveva ormai le capacità per fare il "salto di qualità". Per modificare la propria immagine, legata principalmente alle vetture economiche, la Casa scelse di puntare su una sportiva, che doveva rappresentare un’alternativa più accessibile alle supercar europee, senza però rinunciare a un’estetica ricercata e alle prestazioni.

Nasce così la prima Nissan Fairlady Z (serie S30), che colpisce sin da subito per la linea elegante (al corpo vettura ha lavorato anche Albrecht Goertz, autore della Bmw 507). Sotto il cofano della versione giapponese troviamo un 6 cilindri in linea da 2.0 litri e 130 cavalli, mentre quella americana è mossa da un 2.4 litri, portato successivamente a 2.6 litri (Datsun 260Z) e 2.8 litri (Datsun 280Z), con un picco di 170 cavalli.

Il mercato nord-americano diventa rapidamente il più importante per la sportiva giapponese, che fa registrare continui record di vendita, culminati con 67.331 unità vendute nel 1977, ovvero un anno prima della sua uscita di scena.

Più attenzione al comfort 

Lanciata nel 1978, la Z di seconda generazione - la Fairlady 280ZX (serie S130) - riprende sostanzialmente le stesse linee della progenitrice, ma fa un maggior ricorso a parti in plastica, come i paraurti e gli specchietti. Sotto il cofano continuiamo a trovare un propulsore 6 cilindri in linea, con cilindrate di 2.0 e 2.8 litri, disponibile sia in versione aspirata che turbo.

Rispetto al modello che sostituisce, aumenta l’attenzione per il comfort: la dotazione è più ricca, gli interni sono meglio rifiniti e insonorizzati, l’assetto è più morbido e tra gli optional debutta un cambio automatico a 3 rapporti. Se questi aspetti convincono il pubblico americano, dove l’auto continua ad avere ottimi risultati di vendita, molti puristi in Giappone storcono il naso: per loro la vettura ha abbandonato l’iniziale pulizia delle linee ed è meno focalizzata sul piacere di guida.

Arriva la tecnologia 

La terza generazione di Fairlady Z (Serie Z31, conosciuta come Nissan/Datsun 300ZX) segna un cambiamento radicale nella storia del modello: nuovo pianale, un design che coniuga i tratti spigolosi tipici degli anni ’80 con linee estremamente aerodinamiche, e sotto il cofano un 6 cilindri a V (il primo V6 giapponese costruito in serie). Il risultato è un successo e la vettura, lanciata nel 1983, diventa la Z con il maggior volume di vendita di sempre.

A partire dal 1989, invece, la seconda versione di 300ZX (Serie Z32, nonché quarta generazione di Fairlady Z) riscuote decisamente meno successo. Il design si fa più morbido, le prestazioni migliorano (il V6 biturbo arriva ad erogare 304 cavalli, ridotti a 280 in seguito ad un accordo tra le Case giapponesi) e l’auto presenta soluzioni tecnologiche avanzate, come le sospensioni regolabili e le quattro ruote sterzanti, derivate dalla Skyline GT-R.

Ma il contraltare è un importante aumento nel prezzo (negli Usa la Z31 costava 30mila dollari, mentre la Z32 arriva a quasi 50mila dollari). Fattore che, unito al generale rallentamento nelle vendite di sportive e al rincaro dei carburanti vissuto dagli Usa nei primi anni ’90, porta Nissan a togliere dal mercato americano l’auto nel 1996, mentre in Giappone resisterà fino al 2000. Questo modello è stato il primo della famiglia Z esportato ufficialmente, seppur in numeri esigui, anche in Europa.

La sportiva del rilancio 

La quinta generazione di Fairlady Z (serie Z33) è conosciuta in tutto il mondo con il nome di Nissan 350Z. L’auto è uno dei simboli del piano di rilancio del brand giapponese messo a punto da Carlos Ghosn, diventato ceo nel 2001, dopo che Renault aveva acquisito nel 1999 il 44% della Casa.

Come in passato, il compito di rilanciare l’immagine di Nissan, fortemente indebitata e a rischio bancarotta, viene affidato alla sua sportiva simbolo: “Rifaremo la Z, e la renderemo profittevole”, afferma Ghosn. Linea e pianale sono completamente nuovi, così come il propulsore, un V6 aspirato da 3.5 litri e 280 cavalli (diventati in seguito 300).

Dopo il suo debutto nel 2002, l’auto diventa la sportiva più venduta sia in Giappone che in Nord America, e viene ampiamente esportata anche in Europa, Australia e in molti altri mercati. Visto il successo della 350Z, per l’erede – la 370Z del 2009 (serie Z34, tuttora in listino) – si sceglie la via dell’evoluzione, piuttosto che della rivoluzione. Modifiche limitate interessano l’estetica, gli interni diventano più curati, l’auto più compatta e leggera e il propulsore vede cilindrata e potenza crescere a 3.7 litri e 330 cavalli

Lo spirito del brand 

Oggi più che mai - dopo gli scandali seguiti all’uscita di scena di Carlos Ghosn, e in un contesto in cui la Casa si appresta a varare un drastico piano di ristrutturazione - Nissan ha bisogno di riacquistare credibilità.

Ancora una volta, il rilancio sembra passare anche dalla sportiva diventata una bandiera della Casa (la cui prossima generazione potrebbe chiamarsi 400Z): “La Serie Z è un’eccellenza di Nissan da oltre 50 anni e rappresenta lo spirito di questo brand. Assieme alle vetture elettriche, anch’essa è un modello chiave del nostro piano di trasformazione”, ha dichiarato il ceo Makoto Uchida

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