Ultimo aggiornamento  28 ottobre 2021 08:05

PhoeniX, la Saab senza futuro.

Edoardo Nastri ·

La missione della PhoeniX, l’ultima concept car di Saab, sarebbe stata quella di provare a rilanciare il marchio svedese. Il prototipo venne presentato al Salone di Ginevra del 2011, circa un anno dopo il passaggio di proprietà di Saab da General Motors a Spyker, ma non riuscì comunque a vedere la luce come auto di serie, passando tristemente alla storia come l’ultima concept car Saab.

Disegnata da Jason Castriota, designer americano con un passato in Pininfarina e Bertone, la vettura era basata su una nuova piattaforma pensata per i modelli Saab del futuro. “Quest’auto è una proposta reale per i prodotti Saab che arriveranno. Rappresenta una rinascita fortemente legata all’innovazione”, spiegava Castriota.  

2+2 ibrida 

La PhoeniX, coupé 2+2 compatta, proponeva un’evoluzione stilistica netta delle forme che avevano fino a quel momento caratterizzato le Saab, pur richiamando alcuni modelli storici del costruttore svedese. Il padiglione che si restringe e il frontale pulito a sviluppo verticale erano infatti un chiaro riferimento al prototipo UrSaab del 1947.

La PhoeniX aveva linee sportive racchiuse in un corpo vettura compatto, 4,41 metri lunghezza, 1,87 di larghezza e 1,33 di altezza, e soluzioni tecniche innovative per il periodo di debutto, oggi perfettamente al passo con i tempi. La prima si nasconde sotto al cofano: la vettura è infatti ibrida con un sistema simile agli attuali in commercio. Il motore termico è un 1.6 da 200 cavalli di origine Bmw, quello elettrico da circa 34 cavalli si trova sull’asse posteriore. L’unione delle due unità propulsive garantiva alla PhoeniX la trazione integrale.

Aerodinamica e connessa 

Lo studio approfondito dell’aerodinamica, aiutata da appendici specifiche come le due barre che scorrono lungo tutta la cornice dei finestrini, aveva permesso il raggiungimento di un coefficiente di attrito all’aria di 0,25. Sulla nuova piattaforma si sarebbero dovuti sviluppare altri modelli compatti caratterizzati dallo stesso schema ibrido, che però non hanno mai visto la luce. Il team di design diretto da Castriota lavorò a fondo anche sul tema dell’esperienza digitale per l’utente.

La PhoeniX portava infatti al debutto un nuovo sistema infotainment, progettato seguendo l’interfaccia degli smartphone. Grazie alla connessione a internet era infatti possibile scaricare delle app dedicate attraverso le quali controllare lo stato della vettura o ascoltare musica in streaming, anticipando di fatto quanto accade oggi. Tutte le funzionalità si gestivano da uno schermo touchscreen da 8 pollici. La PhoeniX non è riuscita a risollevare il marchio Saab, che ha presentato a fine 2011 istanza di fallimento, ma ha comunque mostrato una corretta visione di un futuro della mobilità caratterizzato da connettività ed elettrificazione. 

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