Ultimo aggiornamento  28 novembre 2020 12:15

Alfa Romeo 33, laboratorio di idee.

Edoardo Nastri ·

La 33 per l’Alfa Romeo è l'auto del riscatto. Quando inizia la produzione nel 1983 a Pomigliano d’Arco, lo stabilimento campano non gode di una buona reputazione, per le note problematiche qualitative dell’Alfasud. Bisognava ripartire: la 33 sfrutta la meccanica proprio dell’Alfasud, ma design, equipaggiamenti e immagine appartengono a un altro pianeta.

Disegnata dal centro stile Alfa Romeo di Arese diretto da Ermanno Cressoni, la 33 riesce nel tempo ad avere una gamma così completa da essere paragonabile a quella di modelli odierni. Oltre a berlina e station wagon, i tecnici del marchio milanese sperimentarono versioni sportive, a trazione integrale, e addirittura prototipi con motorizzazioni ibride. La 33 fu per Alfa Romeo un incubatore di idee e una delle vetture più longeve e fortunate del marchio, con 989.324 esemplari prodotti in due serie tra il 1983 e il 1994.

La Giardinetta di Pininfarina 

Dimensioni compatte (4 metri di lunghezza, 1,6 di larghezza e 1,3 di altezza), frontale basso e filante, fiancata fortemente a cuneo e coda alta e tronca. La produzione della 33 parte con la berlina dotata di motore boxer longitudinale a quattro cilindri e carburatore doppio corpo nelle versioni 1.2 da 68 cavalli, 1.3 da 79 cavalli dalla 1.5 da 84 cavalli. La più potente è disponibile nell’allestimento top di gamma Quadrifoglio Oro, riconoscibile per la mascherina color argento metallizzato, gli ampi fascioni neri laterali, i profili color oro nei paraurti e il volante in legno.

Nel 1984 Alfa Romeo affida a Pininfarina la realizzazione di una versione station wagon della 33, una mossa per espandere il bacino d'utenza rivolgendosi a un pubblico più numeroso e con esigenza di avere maggiore spazio. I designer torinesi riescono a mantenere intatto il fascino del progetto di Cressoni, grazie a linee pulite ed equilibrate. Nasce la 33 Giardinetta, concepita da Pininfarina da subito in versione a quattro ruote motrici. Una all-road ante litteram.

Se la carrozzeria familiare non è una novità per l'Alfa, l’abbinamento alla meccanica 4x4 esplora una nuova nicchia di mercato. Non si trattava di una trazione integrale permanente: nella prima serie il sistema era attivabile da un comando meccanico in caso di necessità. Le quattro ruote motrici diventeranno poi disponibili su tutta la gamma.

L'intuizione dell'ibrida

Berlina, station wagon, all-terrain. Dopo l’acquisizione nel 1986 da parte di Fiat, Alfa Romeo sperimenta nuove soluzioni tecniche come la propulsione ibrida. La 33 ibrida (solo tre esemplari prodotti) ospitava un pacco batterie al nichel all’interno del bagagliaio, e due motori sotto al cofano: il termico 1.5 boxer a benzina da 95 cavalli e l’elettrico da 16 cavalli fornito dalla Ansaldo di Genova. Il propulsore a zero emissioni viene accoppiato al cambio con una cinghia dentata, in questo modo è possibile sfruttare uno dei due motori in maniera esclusiva, oppure entrambi.

I risultati sono sorprendenti: la 33 ibrida può viaggiare fino a 60 chilometri orari per circa cinque chilometri in modalità 100% elettrica a fronte di un aumento di peso totale di circa 150 chilogrammi. In Alfa Romeo pensano immediatamente a una produzione da dedicare alle flotte dei taxisti, ma successivamente le scelte manageriali vanno in un’altra direzione e il progetto finisce in un cassetto. E se è l'intuizione a fare il genio, poco importa dire che l’Alfa Romeo 33 ibrida era nettamente in anticipo sui tempi.

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