Ultimo aggiornamento  28 novembre 2020 11:04

Lamborghini Urraco, la forza dell'innovazione.

Elisa Malomo ·

Nel 1970, prende il via la 52esima edizione del Salone dell'Automobile di Torino (28 ottobre-8 novembre). Fuori dal grande complesso architettonico in corso Massimo d'Azeglio, dominano i toni grigi generati dalla crisi energetica, il prezzo del petrolio alle stelle, le tensioni politiche, gli scioperi e i forti rallentamenti alle attività produttive. Dentro, invece, le auto esposte si incastonano fra loro come in un puzzle dalle tinte sgargianti e dall'estetica che sa di futuro.

Accanto ai modelli più ordinari, tante le novità fra supercar e prototipi avveniristici: Pininfarina Modulo, Stratos Zero, Maserati Ghibli II Serie sono solo alcuni dei nomi più importanti. Presente anche Lamborghini che, a due anni dalla presentazione della non fortunatissima Islero, ci riprova con la nuova Urraco P250 (dove la “P” indica la posizione posteriore del motore e “250” la capacità di 2,5 litri), coupé 2+2 diversa dalle altre della Casa del Toro per forme e contenuti come anche per destino.

Grandi nomi, grande auto

La nuova creazione emiliana deve tutto alla grandezza dei suoi autori. Dall'imprenditoria visionaria del patron Ferruccio alle competenze ingegneristiche di Paolo Stanzani (ex braccio destro di Gian Paolo Dallara) passando per la matita di Marcello Gandini al tempo arruolato con Bertone. Fino al collaudo finale di Bob Wallace e Valentino Balboni.

La piccola Urraco P250 (lunga appena 425 centimetri, larga 176, alta 116 e con un passo di 245) debutta con uno schema tutto nuovo: quattro posti con motore, sospensioni indipendenti McPherson e trasmissione collocati posteriormente. È la prima volta per un marchio di supercar. Tutto l'abitacolo viene perciò spostato in avanti con l'obiettivo di guadagnare maggior spazio possibile per i posti dietro al conducente.

Le linee finali si adattano alla rivoluzione ingegneristica. Fuori, il frontale sui cui spiccano due fari a comparsa è basso e appuntito e la coda è di tipo "fastback" dotata, nella parte superiore e sui montanti laterali, di “veneziane” colorate in nero opaco come nella Miura. Gli interni sono altrettanto innovativi con una plancia incassata e un volante “a calice”.

Ma è il cuore della coupé che, con un V8 da 2,5 litri in grado di erogare 220 cavalli di potenza per 245 chilometri orari di velocità massima, non produce prestazioni all'altezza della Casa del Toro.

Tentativi vani

Quattro anni dopo, sempre al Salone di Torino, con alle spalle una vendita di 520 esemplari, la Urraco P250 viene sostituita dalla maggiorata P300 con motore tre litri bialbero da 265 cavalli. Ma in Italia, la crisi energetica e la stretta del fisco costringono Lamborghini a rinunciare a un po' di grinta: nasce la P200 (1974-1979) con un V8 che ora scende a 2 litri e 182 cavalli di potenza. Stessa la sorte d'oltreoceano: negli Usa, sotto il nome di P111, la coupé quattro posti è costretta a un ridimensionamento della cilindrata a causa delle rigide normative antinquinamento.

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