Ultimo aggiornamento  11 maggio 2021 03:03

Auto elettrica: la sfida delle colonnine in Italia.

Marina Fanara ·

La pandemia non ha bloccato l'auto elettrica in Italia. Anzi, stando alle stime, le vendite quest'anno raggiungeranno quota 28mila, quasi tre volte in più rispetto al 2019 e ben oltre le più rosee previsioni. Il dato è emerso in un incontro web organizzato da Motus-E (associazione che raggruppa tutti gli operatori, aziende ed enti di ricerca impegnati nello sviluppo della mobilità a zero emissioni), dal titolo "Il futuro della mobilità elettrica: l’infrastruttura di ricarica in Italia @2030".

Motus-E analizza in uno studio gli scenari futuri della penetrazione dei veicoli elettrici e delle infrastrutture di ricarica pubbliche e private nel nostro Paese, da qui al 2030. "Il trend in crescita delle auto elettriche", ha sottolineato Dino Marcozzi, segretario generale dell'associazione, "ci conferma che sarà sempre più importante mettere a disposizione degli automobilisti una adeguata rete di infrastrutture di ricarica pubblica e agevolare le procedure di installazione delle ricariche private. Dobbiamo contribuire a sostenere la crescita delle auto elettriche con piani infrastrutturali adeguati alle ambizioni”.

Percorso a ostacoli

Un percorso che però in Italia è ancora ostacolato da una serie di problematiche legate per lo più alle procedure burocratiche per l'installazione delle colonnine, alla difficoltà ad accedere ai fondi statali da parte degli operatori privati, ai costi dele ricariche, alla carenza di spazi per la sosta per rifornire le auto a batteria. Allo stato attuale, si legge nel report, nel nostro Paese si contano circa 8.500 infrastrutture di ricarica con circa 16.700 punti di rifornimento  (ricordiamo che la maggior parte delle postazioni dispone di due spine).

Quasi il 95% delle stazioni è su potenze tra 22-43 chilowatt (ovvero, a ricarica lenta), mentre la presenza di ricarica ad alta e altissima potenza (superiori a 100 chilowatt) è molto limitata specialmente su extraurbane e autostrade.

Di contro, le previsioni indicano che nel 2030 il mercato delle vetture a batteria raggiungerà quota 4,9 milioni di veicoli (circa 4 milioni di elettriche pure più un milione di ibride plug-in). Le infrastrutture di ricarica saranno in grado di supportare questo trend? Secondo L'analisi realizzata da Motus-E servirebbero tra i 95mila ai 130mila punti di ricarica distribuiti capillarmente in tutto il Paese e suddivisi tra postazioni pubbliche, private e miste (su suolo privato ma accessibili a tutti), di diversa potenza.

Ricariche: nessuno escluso

Secondo Federico Calmo, manager di Enel X, "tra i nodi da risolvere c'è  quello di assicurare il massimo accesso delle infrastrutture a tutti gli utenti, il che significa anche garantire un numero adeguato di colonnine pubbliche". "Almeno la metà degli automobilisti non dispone di un garage o di uno spazio privato dove installare un impianto domestico", spiega, "per questo è necessario aumentare il numero delle colonnine elettriche su strada, soprattutto di tipo veloce in modo da ovviare alla carenza di parcheggi dedicati e permettere una sosta di massimo mezz'ora per ricaricare l'auto". 

Difficoltà di approvvigionamento è una delle principali difficoltà evidenziate da Roberto Colucchio dell'azienda energetica Becharge: "Circa il 45% delle nostre colonnine è a tutt'oggi inutilizzabile per problemi legati alla disponibilità della rete energetica". Massimo Minighini di Neogy cita anche la difficoltà  ad accedere ai fondi pubblici previsti dal Pnire (Piano nazionale infrastrutture ricarica elettrica) riconducibili alle complicate procedure burocratiche italiane e alle attuali norme in materia di concorrenza e di limitazioni degli aiuti di stato alle imprese private (Il "De minimis, per interderci).

Fondi pubblici fermi al palo

"Il risultato", dice Minighini, "è che a fronte delle importanti risorse messe a disposizione dal Pnire per le infrastrutture elettriche, diversi milioni di euro restano restano fermi, nonostante il loro utilizzo garantirebbe un ritorno per l'Italia non solo in termini ambientali ma anche per la creazione di nuovi posti di lavoro ad alto valore aggiunto".

Ci sono ancora molti nodi da risolvere, ma "è necessario accompagnare lo sviluppo del mercato veicolare con una adeguata copertura infrastrutturale pubblica e privata", sottolinea Motus-E, "l'auspicio è creare piani di sviluppo condivisi e partecipati tra aziende e operatori del settore con tutte le istituzioni coinvolte. Una regia nazionale, che possa pianificare con strumenti adeguati la crescita infrastrutturale per arrivare alla redazione di un Piano di infrastrutture rivoluzionato nella governance e nelle modalità di erogazione dei finanziamenti".

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