Ultimo aggiornamento  28 novembre 2020 11:41

Auto d’epoca, quando la coda tronca era di moda.

Edoardo Nastri ·

Nel mondo dell’auto spesso le soluzioni tecniche più innovative vengono presentate su prototipi per poi essere trasferite sulle vetture destinate alla produzione di massa. E’ accaduto anche alla cosiddetta coda tronca, una tipologia di carrozzeria per auto studiata intorno al 1930 dall’ingegnere aerodinamico tedesco Wunibald Kamm. Una vettura a coda tronca è caratterizzata dalle fiancate che nella parte posteriore vengono nettamente troncate con chiusura perpendicolare al terreno.

Se le prime applicazioni si sono viste verso la fine degli anni 30, su modelli di grande serie si è dovuto aspettare la fine degli anni 60 con la concept car BMC 1800 Berlina Aerodinamica disegnata da Pininfarina. La vettura non ha mai visto la produzione ma è stata fonte d’ispirazione per almeno cinque modelli nati tutti tra il 1970 e il 1976, alcuni dei quali le assomigliano parecchio. Ecco quali sono.

Citroën GS del 1970

Presentata nel 1970 e rimasta in produzione fino al 1986, la Citroën GS è una berlina compatta con alcune soluzioni innovative. Disegnata da Robert Opron, a cui certamente era piaciuta la BMC 1800 presentata tre anni prima da Pininfarina, la berlina francese era caratterizzata da forme aerodinamiche e, appunto, da una netta coda tronca.

La vettura è considerata una due volumi perché il corpo vettura, basso e profilato, non aveva il portellone posteriore. L’ampia vetratura garantiva grande luminosità e visibilità all’interno dell’abitacolo. All’esordio la GS era mossa da un motore a benzina 4 cilindri raffreddato ad aria 1.0 di cilindrata.

Alfa Romeo Alfasud del 1971

L’Alfasud è una vettura che ha segnato nel profondo la storia dell’Italdesign di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. Se consideriamo infatti che l’Italdesign è stata fondata nel 1967 e che la commissione dell’Alfasud (1,1 milioni di unità vendute) è arrivata alla giovane azienda nel 1969 possiamo immaginare la portata di questo progetto, rivelatosi poi un assoluto trampolino di lancio per la società torinese. L’Italdesign ha anche curato l’organizzazione delle linee dello stabilimento di Pomigliano d’Arco dove l'Alfasud veniva prodotta.

Pensata per la diffusione di massa, l’Alfasud, secondo l’immodificabile progetto dell’ingegner Rudolf Hruska, avrebbe dovuto soddisfare criteri di spazio, abitabilità e aerodinamica estremamente difficili da raggiungere. In particolare l’ingegnere pretendeva che nel bagagliaio entrassero quattro valigie, una per ogni potenziale occupante. La soluzione di Giugiaro fu quella di adottare una coda tronca (così da aumentare l’aerodinamica e diminuire i consumi) e di installare le due piccole cerniere di apertura del portellone all’esterno della carrozzeria. L'Alfasud portò al debutto il nuovo motore boxer Alfa Romeo raffreddato ad acqua 1.186 di cilindrata da 63 cavalli.

Lancia Beta del 1972

Prodotta fino al 1984, la Lancia Beta era un’elegante berlina e primo modello presentato dal costruttore italiano dopo la sua acquisizione da parte della Fiat. Ispirata alla corrente delle vetture a coda tronca, la Beta è stata disegnata da Gianpaolo Boano che al tempo lavorava al centro stile Fiat. I progettisti sono riusciti a ottenere in un corpo compatto grande abitabilità e un passo di ben 2,5 metri.

Rispetto alle concorrenti a coda tronca, la Beta era offerta con tre motorizzazioni e due allestimenti: 1.4 benzina da 90 cavalli, 1.6 da 100 cavalli e 1.8 da 110 cavalli (base oppure Lx con cerchi in lega, vetri atermici e servosterzo). Nel corso della sua carriera la Beta è stata declinata in molte versioni tra cui la shooting brake HPE, la coupé e la Montecarlo prodotta da Pininfarina.

Citroën CX del 1974

Quattro anni dopo il debutto della GS, Robert Opron ripropose gli stessi canoni stilistici per realizzare la CX, berlina di alta gamma realizzata per sostituire la mitica Citroën DS. La CX venne presentata al Salone di Parigi del 1974 e all'interno del nome si trovava la sua più importante caratteristica: un coefficiente aerodinamico (appunto Cx) di 0,37, ottimo per l'epoca, garantito da una carrozzeria fusiforme a due volumi allungati che terminava con la coda tronca.

La CX era caratterizzata da una struttura autoportante, ormai consueta e universalmente diffusa, unita a un telaio a piattaforma rinforzata. Per aumentare la sicurezza, la vettura venne equipaggiata con freni a disco autoventilati. In eredità dalla DS, la nuova ammiraglia francese ricevette le sospensioni idropneumatiche con bracci oscillanti e barre antirollio. Il motore di lancio era il 2.0 quattro cilindri a carburatore da 102 cavali, lo stesso della DS, ma che per mantenere inalterate le linee di progetto aerodinamiche e affilate dovette essere inclinato di 30 gradi.

Rover SD1 3500 del 1976

Qualche anno dopo il debutto dei modelli di cui sopra, la coda tronca sulle vetture di produzione di massa ha attraversato il canale della Manica. La Rover SD1 3500 è stata prodotta fino al 1986 e commercializzata con diversi nomi nell’arco dei suoi dieci anni di carriera. Il disegno della due volumi con ampio portellone posteriore e, ovviamente, coda tronca, è stato realizzato da David Bache ed è, per sua stessa ammissione, ispirato nel frontale alla Ferrari 365 Daytona.

La Rover SD1 aveva prestazioni di rilievo grazie al motore longitudinale 8 cilindri 3.5 di cilindrata in grado di sviluppare 155 cavalli ed equipaggiamenti tecnici all’avanguardia come le sospensioni anteriori MacPherson e il retrotreno ad assale rigido con molle elicoidali. 

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