Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2020 23:07

L'auto americana nell'era Trump.

Paolo Odinzov ·

Durante la precedente campagna elettorale nel 2016 una delle carte vincenti giocate da Donald Trump per battere alle elezioni americane Hillary Clinton, guadagnando voti preziosi in stati cruciali come Michigan e Ohio, è stata la promessa che avrebbe rilanciato la produzione statunitense, compresa quella automobilistica.

Trump si è scagliato contro gli accordi di libero scambio e si è impegnato a sostenere le big three di Detroit (Ford, General Motors e Fiat Chrysler), incontrandone di persona i rispettivi amministratori delegati, per spostare i posti di lavoro dal Messico agli Stati Uniti. Ma quanto e come hanno inciso effettivamente fino ad oggi le politiche del Presidente sull’industria dell’auto negli Stati Uniti?

Occupazione scesa del 3,7%

L'occupazione automobilistica è aumentata nel Paese del 4,6% tra gennaio 2017 e la fine del 2019, quando si attestava a circa un milione. Ma in seguito alla crisi dovuta alla pandemia di coronavirus è scesa fino a 919.500 impieghi a settembre e secondo le ultime stime fatte dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti è in calo di circa il 3,7% da quando Trump è entrato in carica.

Tutti continuano a produrre in Messico

Stando ai dati ufficiali, General Motors ha tagliato negli Usa dal 2017 ad oggi quasi 20mila posti di lavoro, mentre Fiat Chrysler ne ha aggiunti circa 3mila e Ford ha mantenuto un tasso occupazionale pressoché invariato. I tre continuano inoltre a costruire vetture in Messico e alla fine sembra non abbiano creduto troppo nei proclami di Trump. Fca ad esempio, nel 2019 aveva annunciato l'intenzione di spostare la produzione di camion Ram Heavy Duty dallo stabilimento di Saltillo in Messico a un nuovo sito nel Michigan, ricevendo il plauso del Presidente, ma ha poi fatto marcia indietro e oggi conta ancora Messico 11 fabbriche.

Anche l'accordo commerciale tra Canada, Messico e Stati Uniti (USMCA) ideato da Trump ed entrato ufficialmente in vigore il 1° luglio deve produrre i suoi effetti per capire se la direzione presa è quella giusta.

Difficile arrivare a un giudizio obiettivo

Secondo Kristin Dziczek, vicepresidente del Center for Automotive Research nel Michigan, non ci sono prove che l’industria dell’auto americana sia migliorata o peggiorata sotto Trump. La pandemia di coronavirus ha infatti contribuito al calo della domanda rendendo difficile un’analisi accurata del settore.

Calo nella produzione del 22%

Solo nel 2020 la produzione automobilistica statunitense è però scesa del 22% rispetto al 2019 e anche le previsioni per l’occupazione vedono in questo momento un ulteriore calo di impieghi con GM intenzionata a chiudere 5 fabbriche in Nordamerica, comprese le strutture nel Maryland, Michigan e Ohio. E Ford pronta a tagliare 1.400 posti di lavoro salariati negli Stati Uniti attraverso acquisizioni volontarie.

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