Ultimo aggiornamento  28 novembre 2020 12:53

Fiat 1500 GT, la Ghia rifiutata.

Massimo Tiberi ·

Nella gamma Fiat avrebbe certo ben figurato, in tempi in cui anche un marchio generalista poteva permettersi auto di tono da affiancare ad utilitarie e modelli per famiglia. Ma la coupé che la Ghia propone all’inizio degli anni Sessanta, sulla base della berlina Fiat 1500 da poco lanciata sul mercato, non verrà accettata dalla dirigenza della casa torinese e verrà commercializzata direttamente dalla carrozzeria allora guidata da Luigi Segre.

Non si ripete quindi  l’operazione di successo che aveva portato alla nascita della sportiva derivata dal Maggiolino Volkswagen realizzata assieme alla Karmann e la nuova vettura, prodotta in un migliaio di esemplari tra il 1962 e il 1967, resterà comunque un riuscito esempio di quanto all’epoca creatività e capacità tecniche italiane erano in grado di esprimere.

Esempio di stile

Battezzata semplicemente Fiat 1500 GT, la vettura della Ghia, disegnata da uno stilista formatosi alla scuola di Boano e Savonuzzi come Sergio Sartorelli, presenta in effetti tutti i caratteri delle più belle granturismo contemporanee. Evidenti le somiglianze con la Ferrari 250 SWB, non mancano elementi caratteristici, dalla cornice cromata della ampia bocca frontale con funzione di paraurti alle prese d’aria sui parafanghi anteriori, dai cerchi in lega della Borrani ai semplici pulsanti per aprire le portiere.

Un insieme classico ed elegante che si ripropone all’interno, con finiture curate, plancia imbottita, possibilità di rivestimenti in pelle e ricca strumentazione. A fronte delle dimensioni compatte (lunghezza di 4,17 metri), inoltre, due passeggeri viaggiano comodi e per i bagagli si può utilizzare, oltre al normale vano posteriore, anche un discreto spazio dietro i sedili all’interno dell’abitacolo. L’aerazione  è favorita dai due piccoli cristalli posteriori apribili a compasso e il comfort generale è di livello per un’auto della categoria.

170 chilometri all'ora

Raffinata la scelta che riguarda il telaio, con passo ridotto rispetto a quello della berlina Fiat e rielaborato con componenti tubolari dalla Gilco di Gilberto Colombo, forte di esperienze in campo agonistico. Il motore, opportunamente montato in posizione arretrata dall’asse anteriore per favorire la distribuzione dei pesi e la tenuta di strada, è il quattro cilindri 1.500 di serie con carburatore doppio corpo nelle due versioni successive e potenza fino ad 83 cavalli. Nessuna variazione di rilievo per le altre dotazioni tecniche: sospensioni posteriori ad assale rigido con balestre, impianto frenante misto con servofreno e cambio a quattro marce sincronizzate. Assetto, aerodinamica e peso contenuto sotto i mille chilogrammi favoriscono le prestazioni e la velocità massima raggiunge i 170 chilometri orari.

Riservata a un pubblico di nicchia a un prezzo abbastanza elevato di poco inferiore ai due milioni di lire, la GT Ghia verrà comunque esportata in una trentina di unità perfino negli Stati Uniti, mentre in Italia la Fiat sarà presente nel settore con le cabriolet e coupé 1500/1600 disegnate dalla Pininfarina, vendute in volumi di gran lunga maggiori, belle ma con minore grinta.

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