Ultimo aggiornamento  06 dicembre 2020 00:08

Partnership italo-giapponesi, non tutte funzionano.

Angelo Berchicci ·

Italia e Giappone, due culture motoristiche lontane (non solo geograficamente). Più attenti al design e allo stile i primi, più concentrati sulla precisione e sulla qualità delle soluzioni meccaniche i secondi. Raramente i due mondi si sono incontrati per dare vita a progetti condivisi, anche per via delle difficoltà logistiche e dei relativi costi, e quando lo hanno fatto i risultati non sempre hanno rispecchiato le aspettative. Vediamo i tre casi più noti.

Alfa Romeo Arna e Nissan Cherry

Nel 19080 la carenza di risorse dell’Alfa Romeo e la necessità di dare un’erede all’Alfasud portarono la Casa di Arese a stipulare una joint venture con la Nissan. Il risultato fu l’Arna (acronimo di Alfa Romeo Nissan Automobili), nome della nuova società con sede in Italia il cui scopo era la produzione di un’omonima vettura di segmento C, che sfruttasse il pianale, la carrozzeria e gli interni della Nissan Cherry, mentre motore boxer e avantreno derivavano da quelli dell’Alfasud.

Le scocche dell’Alfa Romeo Arna venivano spedite dagli impianti Nissan in Giappone verso il sito di Pratola Serra, appositamente realizzato in tempi record. L’assemblaggio veniva poi concluso nello stabilimento dell’Alfasud a Pomigliano d’Arco. Tra il 1983 e il 1987 furono prodotti 53.047 esemplari di Arna, un gran numero dei quali rimase invenduto.

Pur in assenza di difetti oggettivi, infatti, l’auto scontava una linea poco personale e un’eccessiva lontananza dalla tradizione e dai caratteri tipici delle vetture Alfa Romeo. L’operazione viene ricordata come uno dei peggiori flop in campo automotive, a cui contribuirono anche alcune scelte dello stesso costruttore italiano, come quella di lanciare in contemporanea l'Alfa Romeo 33, che si inseriva in un segmento simile ma era più brillante ed esteticamente riuscita.

Fiat Sedici e Suzuki SX4

Due vetture quasi gemelle che possono essere considerate le antesignane delle moderne crossover di segmento B. Fiat Sedici e Suzuki SX4 vennero infatti lanciate tra il 2005 e il 2006, quando i suv compatti non erano ancora il segmento dominante del mercato, sotto impulso della General Motors, che nei primi anni 2000 era azionista della Casa giapponese e aveva stretto una partnership con il gruppo italiano. La piattaforma venne sviluppata appositamente, partendo da quella della Suzuki Swift quarta serie, mentre il design era opera di Giorgetto Giugiaro.

Sia la Fiat Sedici che la Suzuki SX4 nascevano negli stabilimenti ungheresi della Casa giapponese, con minime differenze, limitate alla gamma motori (tutti di origine Fiat) e al disegno dei paraurti. Presentata al Motorshow di Bologna del 2005, la Sedici fece registrare performance di vendita solo discrete: ne furono prodotte circa 156mila esemplari.

Nel 2013 la sorella a marchio Suzuki lasciò il posto alla sua seconda generazione, mentre il modello Fiat venne sostituito nel 2014 dalla ben più apprezzata 500X. Come la controparte giapponese, era disponibile sia a trazione anteriore che integrale (il nome Sedici deriva proprio da un gioco di parole collegato all’espressione 4x4).

Fiat 124 Spider e Mazda MX-5

Interessata a riportare in vita l’Alfa Romeo Spider, nel 2014 Fiat Chrysler stipulò un accordo con Mazda per la costruzione di una sportiva con meccanica italiana ma basata sul pianale della MX-5 di quarta generazione. Il progetto si trasformò all’ultimo nella Fiat 124 Spider per volere dell’allora amministratore delegato Sergio Marchionne, intenzionato a preservare il fascino made in Italy del brand di Arese (“le vetture Alfa Romeo non saranno mai prodotte fuori dall’Italia” dichiarò il ceo).

Presentata al Salone di Los Angeles del 2015, la sportiva Fiat richiamava nel look la 124 Sport Spider del 1966, e segnava il ritorno del brand torinese nel settore delle spider, dove mancava dai tempi della Barchetta (uscita dal mercato nel 2005).

Particolarmente laboriosa era la catena logistica, che vedeva carrozzeria e meccanica (il 1.4 Multiair turbo da 140 cavalli, 170 sulla versione a marchio Abarth) essere spedite dall’Italia verso gli stabilimenti Mazda di Hiroshima, dove l’auto veniva assemblata al fianco della sorella MX-5, per poi essere inviata nei mercati di destinazione (Europa e Nord-America).

Nonostante si basasse sulla piattaforma di una delle sportive più apprezzate al mondo, la Fiat 124 Spider non riscosse il successo sperato: uscì di produzione nel 2019 dopo circa 9mila esemplari venduti a livello globale.

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