Ultimo aggiornamento  31 ottobre 2020 23:30

Uber cambia passo in Italia.

Marina Fanara ·

Parola d'ordine: dialogo. Lo ribadisce più volte Lorenzo Pireddu, general manager per l'italia di Uber, il colosso statunitense nato 10 anni fa a San Francisco, dove ancora oggi ha sede legale, per offrire attraverso una app servizi di mobilità. Qualche numero: Uber ha finora effettuato oltre 15 miliardi di viaggi in 10mila città di 69 paesi di tutti i continenti, ogni giorno conta 21 milioni di corse e offre opportunità di lavoro a circa 5 milioni di driver in tutto il mondo.

Il debutto in Italia è avvenuto nel 2013 - prima a Milano e subito dopo a Roma - attraverso il servizio con Uber Black, equiparato al noleggio con conducente (Ncc) i cui autisti sono provvisti di licenza a norma di legge italiana. Nel 2014 è stato lanciato in 4 città UberPop – gli autisti in questo caso non hanno alcuna licenza e sono privati cittadini – aprendo a un duro contenzioso con il mondo dei tassisti arrivato in tribunale e chiuso dai giudici di Milano con lo stop al servizio.

Piattaforma per tutti

UberPop non verrà rilanciata in futuro perché ha contribuito a creare l'ambiente ostile verso la nostra azienda in Italia", rassicura Pireddu. Che punta ad altro ovvero trasformarsi in partner e facilitatore dei servizi di mobilità a tutti i livelli: taxi, noleggio con conducente, bike sharing, monopattini a noleggio e trasporto pubblico locale. "Oltre che a Milano e Roma con Uber Black, da dicembre 2018 siamo attivi anche a Torino e di recente a Napoli con Uber Taxi (prenotazione di un tradizionale taxi attraverso l'app di Uber).

Nel 2016 abbiamo avviato Uber Eats (consegna del cibo a domicilio) oggi attivo in 19 città distribuite in tutto il Paese e dall'ottobre 2019 a Roma abbiamo aperto il bike sharing Jump, poi acquisito da Lime ma comunque integrato nella nostra piattaforma insieme ai monopattini elettrici".

“In linea con la visione data dal nuovo ceo Dara Khosrowshahi a livello globale, l'azienda ha rivisto in questi anni anche il suo posizionamento in Italia, compreso il management e le regole d'ingaggio, e si è adattata al mercato, intensificando il rapporto con tutti i suoi attori. Mi preme ribadire e sottolineare che non vogliamo competere con i tassisti, riconosciamo le difficoltà che devono affrontare per acquisire e mantenere la licenza in un mercato rigidamente regolato".

Per tariffe più basse

"La categoria ha tutto il nostro appoggio", insiste Pireddu, "ci poniamo come partner per migliorare l'offerta, garantire la trasparenza e la sicurezza del servizio, la soddisfazione del cliente e tutelare il lavoro di tassisti e Ncc, perché grazie alla nostra piattaforma, in grado di ottimizzare i flussi di traffico, è più facile far incontrare domanda e offerta". Il che significa ridurre i ritorni a vuoto, abbattere i tempi di attesa e di conseguenza abbassare le tariffe delle corse che in Italia sono poco competitive. Tutto, secondo Uber, con una sola app.

Per questo Uber ha avviato un dialogo "aperto e leale", a cominciare dalle istituzioni: "Lo abbiamo chiarito pubblicamente e ci siamo scusati in un'audizione di fronte al Parlamento dove ci siamo impegnati a operare in Italia e nelle sue città secondo le norme locali e a contribuire a costruire opzioni di trasporto migliori e più sicure per le persone. Per esempio, abbiamo offerto la nostra collaborazione all'amministrazione italiana per creare il nuovo registro elettronico che sarà uno strumento fondamentale per combattere il fenomeno dell’abusivismo".

I numeri italiani

Secondo i dati forniti dall'azienda, oggi Uber in Italia conta oltre mille autisti già attivi. I contraccolpi del lockdown sono stati in buona parte recuperati: la domanda ha ricominciato a crescere progressivamente alla riapertura degli spostamenti e nella prima metà di settembre è stato recuperato l'84% dei viaggi rispetto a febbraio, tra i dati migliori in Europa. Nei primi nove mesi del 2020 la app di Uber, nel nostro Paese, è stata attivata 3 milioni di volte, cifra non lontana da quella di tutto il 2019, quando si era fermata a 4 milioni.

"In questi 10 anni", dice Pireddu "abbiamo contribuito a cambiare il modo in cui le persone si spostano nelle città, partendo dalle automobili per arrivare a essere un vera e propria piattaforma multimodale di mobilità. L'obiettivo è ridurre e cambiare il modo di utilizzare il mezzo privato a favore di sistemi di spostamento più sostenibili. Per fare questo ci siamo messi a disposizione di istituzioni, governi e legislatori di tutto il mondo per fornire il nostro contributo nell'ammodernare le leggi che regolano il trasporto delle persone. È questa la nostra strategia anche per l'Italia".

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