Ultimo aggiornamento  15 maggio 2021 02:00

Salone di Pechino 2020: tre cose da sapere.

Paolo Borgognone ·

Il Salone dell’auto di Pechino - il primo evento fieristico mondiale delle quattro ruote dopo la pandemia, in corso di svolgimento dal 26 settembre al 5 ottobre – offre l’occasione di saperne di più sulla situazione nel Paese dove si vendono più auto al mondo e di capire quali possano essere le prospettive per il futuro dell’industria automobilistica.

L’attenzione si concentra soprattutto su tre aspetti: le condizioni del mercato e la ripresa delle vendite post Covid-19, le intenzioni dei compratori, che paiono interessati maggiormente alle vetture di fascia medio-alta e il rinnovato interesse – soprattutto da parte degli investitori - verso la mobilità elettrica.

Rimbalzo del mercato

L’onda lunga della crisi si avverte ancora a Pechino e l’edizione di quest’anno del Motor show riflette l’incertezza globale, con pochi nuovi modelli presentati e un interesse da parte del pubblico che appare ridotto.

Dopo la crisi dovuta alla pandemia che ha di fatto fermato le vendite, il  mercato dell'auto cinese è comunque rimbalzato agli stessi livelli dell’anno precedente, addirittura migliorando la propria performance in alcuni casi. Le vendite di auto nel Paese asiatico sono cresciute dell'11,6% ad agosto rispetto allo stesso periodo del 2019, il quinto aumento mensile consecutivo dopo essere precipitate durante il blocco anche del 79%, toccando il minimo dal 2005.

Permangono, però, ancora dei dubbi sulla durata della ripresa, come ha confermato in una conferenza stampa video il ceo di Nissan Makoto Uchida: “La ripresa del mercato cinese - ha detto il manager da Tokyo - è stata notevole e i segmenti chiave sono tornati al livello dell'anno precedente, migliorando anche in qualche caso. Mi aspetto che questo rimbalzo continui, ma dobbiamo guardare ai segnali di difficoltà”. Uchida ha comunque confermato che Nissan lancerà una serie di nuovi veicoli in Cina nei prossimi cinque anni.

Ottimismo moderato

Il cauto ottimismo di Uchida è condiviso dalle altre Case presenti in Cina. I dirigenti di Bmw e di Gac - che ha partnership con Toyota e Honda - prevedono una crescita delle vendite per l'intero anno in Cina, così Chongqing Changan Automobile che ha stime positive per la sua joint venture locale con Ford.

Great Wall, il principale produttore cinese di pick-up, punta invece ad aumentare le vendite all'estero quest'anno, contrastando così il calo complessivo causato dal Covid-19.

Audi intanto è in trattative con il suo partner locale Faw per la creazione di una seconda joint venture per costruire in Cina auto elettriche sulla sua piattaforma Ppe.

Premium alla riscossa

Nel frattempo la stagione tradizionalmente preferita dal pubblico cinese per l’acquisto di un’auto – quella fra settembre e ottobre - è partita bene: secondo i dati preliminari, le vendite di autovetture sono in aumento del 12% nei primi 20 giorni del mese in corso.

Se confermato, il rimbalzo potrebbe significare che il calo complessivo nell’anno sarà di meno del 10%, stima la China Association of Automobile Manufacturers. La stessa associazione dei costruttori aveva predetto in maggio un calo tra dal 15% al 25%.

In particolare i veicoli premium (berline e suv) hanno registrato un +15% nel mese di agosto, un risultato migliore rispetto alla crescita del 10% dell'anno scorso, ha detto ancora la Caam.

Gran parte della ripresa è trainata dalle vendite di autovetture di produttori come Daimler e Bmw, che hanno presentato nuovi modelli e offrono sconti personalizzati. Le vendite di berline più grandi e sport utility vehicles sono tornate ai livelli dello scorso anno e la concorrenza tra i marchi si sta intensificando, ha detto Yale Shang, capo della società di consulenza AutoForesight con sede a Shanghai che ha anche confermato: "Le prestazioni di vendita in questi due mesi ci daranno un'idea di cosa accadrà dopo".

Soldi alle elettriche

Anche nel settore delle elettriche – dove la Cina conferma di essere il primo mercato mondiale – c’è molto fermento. Questo soprattutto grazie al successo di Tesla e della sua gigafactory di Shanghai, costruita in soli 15 mesi e che sta sfornando auto a gran ritmo.

Le novità promesse da Elon Musk anche durante il recente “Battery Day” hanno ravvivato l’interesse. Nei primi sei mesi del 2020 le vendite delle elettriche californiane in Cina sono quasi raddoppiate rispetto all’anno precedente (raggiungendo i 50mila esemplari su un totale di 235mila acquisti a batteria) nonostante la crisi. 

La conferma che le zero emissioni hanno ripreso a correre arriva dal flusso di investimenti ricevuti in particolare dalle start up che stanno sviluppando questi veicoli come Nio Xpeng, Li Auto e WM Motor che hanno raccolto insieme più di 8 miliardi di dollari quest'anno. Soldi da reinvestire nello sviluppo di nuovi modelli e della tecnologia elettrica.

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