Ultimo aggiornamento  30 settembre 2020 01:36

Europa: "-55% di CO2 entro il 2030". L'auto: ok ma più investimenti.

Paolo Borgognone ·

L'Unione europea dovrà ridurre le emissioni complessive di CO2 – comprese quelle derivate dalla mobilità e dai trasporti - di "almeno il 55%" entro il 2030.

A lanciare la proposta è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo discorso annuale sullo stato dell'Unione al Parlamento europeo.  

L'obiettivo continentale di abbattimento delle emissioni entro il 2030 è attualmente fissato al 40% ma la Commissione ha intenzione di abbracciare un piano ancora più ambizioso. Se centrato, il nuovo target potrebbe consentire all'Unione europea di diventare il primo continente neutro dal punto di vista climatico entro la metà di questo secolo.

Per il settore automotive in particolare questa accelerazione non può che significare uno sforzo ulteriore verso l'elettrificazione. Attualmente l'obiettivo di riduzione di CO2 nei trasporti per quella data è fissato al 37,5% e ora potrebbe salire oltre il 50%, che richiederebbe un ulteriore impegno finanziario a tutti i costruttori. 

Una mano dall’industria

"Riconosco – ha detto l’esponente politica tedesca nell’intervento tenuto a meno di un anno dal suo insediamento - che questa forbice verso l’alto dal 40% al 55% è troppo per alcuni dei Paesi membri  e forse non abbastanza per altri. Tuttavia gli studi che abbiamo a disposizione mostrano chiaramente che la nostra economia e l'industria possono gestire questo passaggio”.

“Le emissioni dell’Unione europea - ha continuato la presidente - sono calate del 25% dal 1990 a oggi e la nostra economia è cresciuta del 60% nello stesso periodo. Ci stiamo già avviando verso un’economia circolare con emissioni carboniche neutre", ha detto la presidente che ha poi anche preannunciato che il 37% dei finanziamenti necessari per il piano “Next Generation EU” (il Fondo per la Ripresa dell’Unione Europea o Recovery Fund ) verrà utilizzato “per attuare il Green Deal”.

La von de Leyen ha poi ricordato che il 30% dei 750 miliardi di euro necessari per il Recovery Fund arriveranno dalla emissione di “bond verdi”. 

Tra Brexit e "sanità europea"

Nel suo intervento, la von der Leyen ha toccato altri temi all’ordine del giorno, come lo scontro con il Regno Unito sulla Brexit, dopo la decisione unilaterale del governo di Londra di scavalcare gli accordi con l’Unione europea introducendo di fatto un “hard border” con l’Irlanda del Nord. Durissimi i termini utilizzati dalla presidente della Commissione: “Non accetteremo violazione dei patti firmati”.

Altro argomento di estrema attualità quello della salute. Parlando della della pandemia di coronavirus, la von der Leynen ha detto che "la situazione non è ancora risolta" e ha laciato l’idea di una “sanità europea”:  se ne parlerà – in particolare – durante la presidenza italiana del G20, che partirà da gennaio 2021.

La risposta dell'automotive

L'industria europea delle quattro ruote ha immediatamente risposto al piano proposto dalla von der Leyen. In una nota la Acea (l'associazione dei costruttori del Vecchio continente) scrive: "E' ovvio che le strategie europee vadano riviste e aggiornate periodicamente. Tuttavia la politica deve mettere in campo non solo nuovi obiettivi ma anche gli strumenti per raggiungerli". In particolare, secondo Acea, serve un forte impulso alla rete infrastrutturale di ricarica per le elettriche e anche una politica di incentivi. In particolare per quanto riguarda le emissioni i costruttori sottolineano come gli obiettivi - fissati soltanto un anno fa - debbano essere accompagnati da robuste politiche di sostegno, prima di essere nuovamente spostati in avanti.

Infine la Acea rivendica gli sforzi che l'industria automobilstica mette in campo per la modernizzazione della mobilità e ricorda come i costruttori utilizzino gran parte del loro budget dedicato a ricerca e design - si parla di quasi 61 miliardi di euro l'anno - proprio per la decarbonizzazione.

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