Ultimo aggiornamento  25 ottobre 2020 15:36

Brexit: senza intesa a rischio 110 miliardi di euro.

Colin Frisell ·

LONDRA - Europa e Gran Bretagna hanno ormai soltanto 15 settimane per trovare un accordo commerciale che annulli il rischio di una “hard Brexit”, un divorzio traumatico che avverrebbe a partire dal 1 gennaio 2021.

Se non dovesse esserci un’intesa, il settore automotive del Vecchio Continente – che detiene il 20% della produzione mondiale – soffrirebbe una perdita di 110 miliardi di euro entro il 2025, mettendo così a rischio molti dei 15 milioni di posti di lavoro attualmente impiegati.

Per questo motivo la Society of Motor Manufacters (Smmt) inglese e altre 22 organizzazioni analoghe europee (tra cui l'Acea e per l’Italia l’Anfia) hanno sottoscritto un appello alle parti affinché raggiungano un compromesso che eviti l’imposizione di tariffe del 10% per le auto e del 22% per van e camion, come previsto dagli accordi del World Trade Organization.

Le tariffe – si legge nel documento comune – causerebbero un aumento della pressione sull’industria su tutte e due le sponde della Manica, un’impennata dei prezzi al dettaglio e porterebbero alla produzione di circa 3 milioni di veicoli in meno in cinque anni. I costruttori europei perderebbero 57,7 miliardi di euro, quelli inglesi 52,8.

“Quadro devastante”

“Questi numeri – ha commentato Mike Hawes, ceo di Smmt – tracciano il quadro della situazione devastante causata da una “no deal Brexit”.

I costruttori ricordano che il settore sta già affrontando la crisi dovuta agli effetti sul mercato della pandemia da coronavirs che è costata all’automotive europeo oltre 100 miliardi di euro tra perdite e mancati guadagni. Nella prima metà del 2020 le vendite in Europa sono calate del 38% rispetto al 2019. In Gran Bretagna il crollo è stato del 49%.

Le trattative politiche per evitare la “hard Brexit” sono in stallo dopo che il governo inglese pochi giorni fa, ha presentato in Parlamento una legge – la “Internal Market Bill” – che di fatto sconfessa unilateralmente gli accordi internazionali siglati solo a gennaio 2020. Il ministro dell’economia di Londra, Michael Gove, un “falco” delle trattative con l’Europa, ha detto di essere cosciente del fatto che la legge “viola i trattati internazionali”, ma ha aggiunto che si tratta di una “assicurazione per essere liberi dai vincoli di Bruxelles”.

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