Ultimo aggiornamento  30 settembre 2020 02:49

Decreto semplificazioni: spinta ai cantieri.

Marina Fanara ·

"Lo avevamo detto subito, fin dall'inizio dell’emergenza Covid: l'Italia avrebbe avuto una sola possibilità per trasformare questa drammatica crisi in una grande opportunità. Ovvero, ripartire dalle infrastrutture, ammodernare le reti ferroviarie e autostradali di tutto il territorio e porre le basi per un paese veloce e green". Parla il viceministro Infrastrutture e trasporti, Giancarlo Cancellieri, spiegando che, grazie alla conversione in legge, da parte del parlamento, del decreto Semplificazioni "ora possiamo intervenire con coraggio per semplificare le procedure e gli iter che spesso bloccano opere e interventi".

Le novità introdotte dal provvedimento spaziano dal campo degli appalti, all'edilizia, fino alla digitalizzazione delle procedure amministrative. "La priorità è snellire la burocrazia del Paese che attanaglia da decenni imprese e cittadini e implementare la green economy. Un provvedimento importante, un cambio di passo rispetto al passato e a una nazione che, fino a questo momento, è stata impantanata tra la burocrazia e le lungaggini amministrative", continua il viceministro.

Articolo 2: ecco la svolta

Determinante per la velocizzazione delle infrastrutture di cui il paese ha immediato bisogno è, in particolare, l'articolo 2 del testo: prevede la possibilità per le stazioni appaltanti di utilizzare i poteri derogatori a tutte le leggi, tranne, ovviamente, quelle penali e antimafia. La norma, in sostanza, permette l'affidamento diretto per le opere fino a 150mila euro, evitando così di finire impantanati nelle lunghe procedure legate a gare e appalti.

"Questo significa sburocratizzare e velocizzare l'iter di lavori pubblici già finanziati, a partire da quelli già inseriti nel contratto di programma di Anas e Rfi, che da soli valgono 109 miliardi di euro", sottolinea Cancellieri. E non solo, ci sarà una spinta anche al piano "Italia veloce",  elaborato dal ministero Infrastrutture e trasporti, che prevede lo sblocco di 130 opere strategiche con risorse che sfiorano i 200 miliardi di euro tra infrastrutture ferroviarie (113 miliardi), strade e autostrade (54 miliardi), trasporto rapido di massa nelle città metropolitane (21 miliardi), porti (5,1 miliardi) e aeroporti (3,1 miliardi).

Oltre 200 miliardi di opere

"La nuova legge ci consentirà di utilizzare efficacemente le somme del Recovery Fund che presto arriveranno dall’Europa, ma soprattutto di sbloccare i tanti miliardi fermi nei cassetti della burocrazia", aggiunge in viceministro.

Ora i tecnici del ministero stanno definendo l'elenco delle opere che, alla luce della nuova legge, apriranno presto i cantieri grazie all'affidamento diretto dei lavori.

Tra le priorità, ci sono infrastrutture attese da anni, la gronda di Genova, tanto per citarne qualcuna, e poi la Pedemontana lombarda, il potenziamento a 4 corsie della Salaria, l'ampliamento della Pontina, la Salerno-Potenza-Bari, la Ionica, il nodo di Genova, la Pontremolese, il Terzo Valico dei Giovi, la ferrovia Palermo-Catania-Messina.

"È ora di mettere il turbo per recuperare il gap infrastrutturale tra nord e sud e con il resto d’Europa", dichiara il viceministro, "ci impegniamo per un modello Italia più efficiente, giusto, moderno e all'avanguardia, da consegnare alle nuove generazioni”.

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