Ultimo aggiornamento  29 ottobre 2020 04:00

Accordo Gran Bretagna-Giappone: l’auto respira.

Colin Frisell ·

LONDRA - Regno Unito e Giappone hanno firmato un accordo sugli scambi commerciali, il primo di questo genere siglato da Londra dopo la Brexit l’uscita – sancita dal 1 gennaio 2020 – del Paese dall’Unione europea.

Tra i settori positivamente influenzati dal trattato in primo piano c'è quello automobiistico: dal momento dell’entrata in vigore (1 gennaio 2021) al 2026, i produttori giapponesi sul suolo inglese vedranno un progressivo calo fino a zero delle tariffe sulle importazioni dei componenti e potranno contare anche su "una regolamentazione certa", come recita il comunicato ufficiale di Downing Street.

L’intesa – definita da Liz Tuss, ministro del commercio estero inglese che ha chiuso le trattative con il ministro degli esteri di Tokyo Motegi Toshimitsu, “storica” – dovrà essere ratificata dal parlamento nipponico, attualmente fermo dopo le  dimissioni del premier Shinzo Abe per motivi di salute.

Inoltre l’intesa potrebbe anticiparne un’altra, quella degli inglesi con la Transpacific Partnership, accordo di mercato che coinvolge oggi 12 Paesi, tra cui Australia e Nuova Zelanda, oltre al Giappone e che presto potrebbe includere un altro stato con molti interessi nell'automotive, la Corea del Sud.

Buona notizia per l'auto

Il bilancio degli scambi commerciali anglo-giapponesi ha raggiunto l’anno passato i 29,5 miliardi di sterline, una frazione di quello con l'Europa che ha toccato i 700 miliardi nello stesso periodo. L’accordo, oltre a liberare circa il 99% dei beni esportati dal Regno Unito verso il Paese asiatico da ogni possibile tariffa è – come ha sottolineato sempre Liz Tuss – “una buona notizia per i lavoratori di molti settori industriali britannici, primi fra tutti quelli dell’automotive. Dal Galles (a Deeside nella contea di Flintshire è attivo un impianto di produzione motori di Toyota ndr) a Sunderland (dove si trova la fabbrica di Nissan ndr) la nostra economia non potrà che risentirne positivamente”.

Proprio Sunderland è ancora al centro dell’attenzione dopo l’annuncio di pochi giorni fa di un ulteriore rinvio a data da destinarsi dell’inizio della produzione del nuovo suv Qashqai. Le operazioni – frutto di un investimento da parte del costruttore giapponese di 400 milioni di sterline – sono ferme in attesa che si chiarisca soprattutto la questione dell’uscita del Regno Unito dall’Europa. I vertici europei e mondiali di Nissan non hanno mai nascosto che in caso di “no deal” – un’eventualità molto attuale in questi giorni nei quali i negoziati con Bruxelles sono a un punto morto dopo che Londra ha unilateralmente scelto di proporre in parlamento una legge che di  fatto rinnega l’accordo preliminare firmato a gennaio – i piani dell’azienda potrebbero essere rivisti. Anche se il disimpegno totale dall'industria aperta ai tempi della signora Thatcher è stato più di una volta escluso.

Costruttori favorevoli

Parere positivo sull'intesa con Tokyo è stata espressa da Mike Hawes, ceo di Smmt, l'associazione britannica dei costruttori auto. "Accogliamo con favore - si legge in una nota della organizzazione - l'accordo odierno tra Giappone e Regno Unito che dovrebbe contribuire a promuovere un commercio automobilistico reciprocamente vantaggioso e un rapporto di investimento tra i due paesi, basandosi su una storia condivisa che risale a più di 40 anni fa. In attesa dei termini completi dell'accordo e, in particolare, della prova che questo sarà in linea con le priorità dell'industria di un progressivo allentamento delle tariffe e delle barriere normative, la conclusione di tale intesa di libero scambio rappresenta per noi una pietra miliare significativa".

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