Ultimo aggiornamento  30 ottobre 2020 02:40

Biden, tre strade per l’elettrica.

Paolo Borgognone ·

A due mesi e mezzo dal voto per le elezioni presidenziali in Usa e a poche settimane dall’inizio dei confronti tv fra i candidati (il primo previsto il 29 settembre a Cleveland), le proposte riguardo la mobilità elettrica del democratico Joe Biden, che cercherà di strappare la Casa Bianca a Donald Trump, si fanno sempre più dettagliate.

Dopo aver proposto il programma “Build Back Better” – oltre 2mila miliardi di dollari di investimenti nel prossimo quadriennio per infrastrutture e a sostegno dello sviluppo manifatturiero - Biden (figlio di un rivenditore di automobili e appassionato di quattro ruote) ha individuato tre punti cardine dai quali è necessario partire per lo sviluppo di una mobilità più amica dell’ambiente.

Ricarica, tasse ed emissioni

Il primo punto è quello delle stazioni di ricarica che dovranno diventare, nel giro di pochissimo, almeno mezzo milione. Una cifra considerata sufficiente dagli analisti per sostenere un mercato in crescita ma che dovrà comprendere il numero più alto possibile (sicuramente superiore al 20%) di colonnine ultra veloci, “le uniche – dice Ram Chandrasekaran, analista del gruppo di ricerca inglese sull’energia “Wood Mackenzie” - in grado di contrastare l’ansia da autonomia che rende più difficile la crescita dei volumi di vendita delle elettriche.” A ostacolarne l’adozione, e quindi a richiedere che siano finanziate almeno in parte dallo stato come propone Joe Biden, la considerazione che queste infrastrutture hanno costi di installazione di 30 volte più alti rispetto a quelli standard.

Secondo argomento è quello delle tasse. In questo senso Biden ha promesso di alzare il tetto di vendite entro il quale le aziende auto possono effettuare degli sconti ai clienti ripagati dall’esenzione fiscale: oggi questa soglia è di 200mila vetture l’anno, un numero già raggiunto da Tesla e General Motors e obiettivo molto vicino anche per Ford e Nissan. Biden ha promesso di alzarlo a 600mila. Una decisione che – sempre secondo gli esperti di “Wood Mackenzie” potrebbe avere un effetto positivo entro i prossimi 4 anni.

La questione ambientale

Il terzo punto su cui Biden si è schierato chiaramente è quello del tetto delle emissioni delle flotte dei costruttori. Una scelta già fatta ai tempi della amministrazione Obama (di cui il candidato democratico, ricordiamo, era il vice) e cancellata da Trump praticamente già dal suo primo giorno alla Casa Bianca. L’ultimo tassello è stato messo nel marzo di quest’anno con l’approvazione del “Safe”, un regolamento federale che consente ai costruttori un calo complessivo del consumo di carburante delle proprie auto dell’1,5% entro il 2026: la cifra stabilita dalla precedente amministrazione era del 5%. Una regolamentazione che Biden vorrebbe rovesciare e che, se applicata come previsto da Obama, potrebbe favorire l’immissione sul mercato americano di 4 milioni di auto elettriche entro il 2030

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