Ultimo aggiornamento  25 ottobre 2020 15:46

ACI: la direzione sbagliata delle novità del codice della strada.

Redazione ·

“ACI è sempre soddisfatto quando il legislatore si occupa di sicurezza stradale - la nostra battaglia quotidiana – soprattutto, se interviene per semplificare il Codice della strada, trasformandolo magari in un Codice dei comportamenti. In questa occasione, però, purtroppo così non è. Anzi: ci si muove nella direzione opposta”, è quanto ha dichiarato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, commentando la nuova proposta di riforma del Codice della Strada che sta per essere discussa in Parlamento.

No autovelox in città

“Riteniamo, ad esempio un errore – ha proseguito Sticchi Damiani - scrivere nel Codice che la durata del giallo debba essere almeno di 3 secondi, perché può creare malintesi e far tarare tutti gli impianti su quel tempo, come se i semafori fossero tutti uguali. L’individuazione della giusta durata del giallo deriva, invece, da un calcolo complesso e unico per ogni incrocio”.

Anche la proposta di installare autovelox in città non trova d’accordo il presidente ACI. “Non ci sembra corretto mettere gli autovelox perfino sulle strade locali dove vige il limite orario di 30 chilometri all’ora. Si tratta di un utile strumento per controllare e limitare la velocità nei punti più critici o pericolosi, dove è opportuno avere la certezza che la velocità venga ridotta, in modo da consentire di guidare in sicurezza. È, viceversa, diseducativo - quando non addirittura pericoloso - l’autovelox diffuso, magari installato per far cassa e nemmeno correttamente segnalato, secondo quanto previsto dalla normativa”.

Attenzione alle due ruote

Particolare attenzione meritano – sempre secondo Sticchi Damiani - i provvedimenti riguardo le biciclette. "Restiamo fermamente contrari alle bici contromano e alla possibilità che possano transitare sulle corsie riservate al trasporto pubblico. I dati sulla incidentalità ci dicono che si tratta di pratiche estremamente pericolose, anche in considerazione dell’esposizione al rischio del ciclista rispetto ai veicoli a quattro ruote, più di 50 volte superiore. Inoltre - a leggere la proposta - sembrerebbe che, in città, basti imporre il limite di 30 chilometri orari e la bicicletta possa fare tutto: avere la precedenza in ogni occasione, procedere in senso di marcia opposto a quello dei veicoli, andare appaiati e magari sorpassare. Questa sorta di “deregulation” della mobilità ciclabile ha, secondo noi, un forte effetto diseducativo: alle biciclette tutto è permesso e, per conseguenza, anche ai monopattini elettrici, che sono equiparati ai velocipedi, mentre è evidente che, nella mobilità metropolitana, l’anarchia non vada d’accordo con la sicurezza stradale”.

Caos multe

Anche il capitolo delle sanzioni solleva molti dubbi, secondo l’Automobile Club d’Italia. “Sembrerebbe – dice il presidente - che da domani anche gli operatori ecologici possano emettere multe o far rimuovere i veicoli. Ci auguriamo che le cose non stiano così e che la proposta riguardi solo l’ampliamento delle funzioni degli ausiliari del traffico che – ricordiamo - devono limitarsi a segnalare l’infrazione al Corpo di Polizia Municipale. Né vogliamo prendere in considerazione la possibilità che queste nuove figure si sostituiscano al Corpo di Polizia Municipale”.

“In conclusione è positiva l’attenzione alla sicurezza in ambito urbano, dove ancora sono troppi numerosi gli incidenti ed i morti.Ma siamo preoccupati che l’applicazione alla realtà di tali norme, inserite nel Codice, risulti difforme e differenziata da comune a comune, creando confusione e comportamenti insicuri agli utenti della strada”.

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