Ultimo aggiornamento  09 dicembre 2021 07:28

Stutz Blackhawk, revival italo-americano.

Angelo Berchicci ·

Stutz Blackhawk, un’auto sconosciuta ai più che univa stile rétro e cura nel dettaglio tipica delle produzioni artigianali italiane. Disegnata dall’ex capo designer di Chrysler Virgil Exner, venne prodotta a partire dal 1971 in Italia. Oggi ne rimangono pochissimi esemplari, uno di questi è in vendita in una concessionaria specializzata di Saint Louis, nel Missouri.

Tanti richiami al passato

Dopo aver diretto per tutti gli anni ’50 il design di Chrysler, Exner si dedicò a un progetto ambizioso: riportare in vita il marchio americano Stutz, che aveva cessato le attività nel 1935, con una vettura che si ispirasse nello stile alle auto dei “ruggenti anni venti”. Grazie all’appoggio finanziario dell’imprenditore James O’Donnell, appassionato dello storico brand, Exner riuscì a materializzare i suoi piani, presentando nel 1971 la Stutz Blackhawk, una coupé con una linea estremamente particolare: il frontale era caratterizzato da una prominente calandra cromata, simile ai radiatori utilizzati sulle auto dell’anteguerra, dai fari rotondi, e dal parabrezza sdoppiato.

Altre caratteristiche peculiari erano poi i quattro tubi di scarico, di cui due posizionati lateralmente, e la ruota di scorta montata a vista nella parte posteriore. L’auto era basata sul pianale della Pontiac Grand Prix, e veniva assemblata a mano in Italia, inizialmente dalle Carrozzerie Padane di Modena e successivamente dalla Carrozzeria Saturn di Cavallermaggiore, in provincia di Cuneo (mentre il primo prototipo venne realizzato dalla Ghia di Torino).

Tra Italia e America

Il processo di produzione era estremamente lungo e dispendioso, tanto che in un primo momento la Stutz perdeva 10mila dollari per ogni esemplare costruito. Le Pontiac Grand Prix erano infatti inviate via mare in Italia, per sostituire interamente interni e carrozzeria, per poi essere rispedite in America, dove le vetture venivano dotate della parte meccanica.

Nella maggior parte dei casi a spingere la Blackhawk erano V8 Pontiac (come sull’esemplare in vendita, che monta anche testate Edelbrock e sistema di aspirazione maggiorato, per un totale di 455 cavalli), ma furono utilizzati anche motori Ford e Cadillac, mentre la trasmissione era affidata a un cambio automatico a tre marce.  

Un'auto per pochi

I materiali pregiati con cui erano realizzati gli interni e la ricca dotazione (che comprendeva anche radio e aria condizionata) facevano capire immediatamente che si trattava di una vettura per pochi, come confermato dal prezzo di 35mila dollari, che oggi equivarrebbe a circa 225mila dollari (190mila euro). Fino al 1987, la Blackhawk venne prodotta in circa 600 esemplari e fu acquistata da molti personaggi famosi, tra cui Jerry Lewis, Muhammad Ali, George Foreman, Elton John, Paul McCartney, Al Pacino, Barry White, Elvis Presley e lo Scià di Persia Mohammed Reza Pahlavi.

Completamente restaurata, l’auto in vendita presso la concessionaria americana Hyman Ltd. è tra le più rare, in quanto si tratta di uno dei pochi esemplari rimasti della primissima serie di Blackhawk, prodotta in 25 unità (di cui si stima siano sopravvissute solo 16). Un dettaglio che porta la richiesta per questa vettura a 325mila dollari (275mila euro).

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