Ultimo aggiornamento  30 settembre 2020 03:02

Lamborghini Jarama, la GT di patron Ferruccio.

Elisa Malomo ·

400 GT, Miura, Espada e Islero. Le fortune di Lamborghini iniziano negli anni sessanta, precisamente nel 1963, con vetture che ancora oggi sono considerate gioielli di ingegneria e stile. Ciascuna con una storia diversa: alcune vengono progettate con l'obiettivo di rompere gli schemi e lanciare nuove tendenze, altre per perfezionare linee poco apprezzate o dettagli ingegneristici non più idonei.

È quel che accade alla Islero, coupé 2+2 prodotta nello stabilimento di Sant'Agata Bolognese dal 1968 al 1969 che non supera le normative statunitensi antinquinamento. Nel 1970, viene sostituita da un'altra gran turismo quattro posti. Nasce così la Lamborghini Jarama, una delle vetture personali di patron Ferruccio desiderata più d'ogni altra cosa: a costo di sovrapporla nelle linee produttive all'altra GT di lusso, l'Espada.

Figlia del genio italiano

Sin dall'inizio, la strada della nuova gran turismo è tutta in salita: l'idea non è stata ancora trasposta su carta che già si trova a fare i conti con l'uscita di scena della Miura, capolavoro di design che inaugura l’era delle supercar a motore centrale, e di conseguenza con le aspettative di una grande platea di appassionati. Tra gli altri ostacoli, l'altra gt 2+2 già in produzione e la dipartita del talentuoso progettista Giampaolo Dallara.

Il progetto, voluto fortemente dal fondatore del Toro, si rivela presto essere in buone mani. Per la precisione in quelle dell'ingegnere Paolo Stanzani che si mette subito all'opera: adatta gli organi meccanici e il pianale della Islero, 27 centimetri più corto dell'Espada, alla nuova carrozzeria ideata da Marcello Gandini di Bertone. Il risultato è qualcosa di totalmente diverso rispetto alle “sorelle minori”. La linea del tetto che scende fino al vano bagagli fa della Jarama un esempio di coupé fastback, alleggerita da montanti sottili e dall'assenza di modanature lungo le fiancate. Il designer italiano ha completato l'intervento con uno spoiler nel tetto, due prese d'aria sul cofano e applicando sui doppi fari circolari, tipici nelle supercar emiliane, delle “palpebre” molto simili a quelle scelte per la coetanea Alfa Romeo Montreal.

Tanto lusso

Nell'abitacolo, l'allestimento di serie include materiali come pelle e moquette soffice su sedili, pavimento e tettino, legno sul volante, pomello della cloche manuale e sull'ampio cruscotto rivestito con materiale nero antiriflesso. L'ambiente interno è spazioso, meno nella parte posteriore dove i posti sembrano adattarsi solo alle dimensioni di due bambini. Presente anche l'aria condizionata. Altro fiore all'occhiello della lussuosa dotazione è il tetto panoramico che si apre in due sezioni separate longitudinali. Un dettaglio di valore presente solo su 21 esemplari.

Il motore è un altro motivo per cui, a distanza di 50 anni, si parla ancora della Jarama: V12 da 4 litri, dotato di 6 carburatori Weber, in grado di erogare 325 cavalli di potenza e, secondo quanto dichiarato dalla Casa, spingere la gran turismo fino a 260 chilometri orari.

L'esperimento rallistico

Con la seconda serie del 1976, conosciuta come Jarama S, la gran turismo del Toro raggiunge i 326 esemplari prodotti. Le modifiche riguardano un nuovo propulsore da 350 cavalli, uno sterzo servoassistito e un cambio automatico che va a sostituire quello a cinque rapporti della versione precedente.

Solo più tardi Bob Wallace, ingegnere e test driver neozelandese già responsabile delle Jota, ne lancia una versione derivata: la Jarama Rally SVR-1, alleggerita grazie un telaio in alluminio e interventi strutturali come un roll bar di protezione. Oggi si trova nelle sale del Museo Ferruccio Lamborghini di Funo di Argelato, appena fuori Bologna.

Tuttavia, nemmeno l'esperimento rallistico riesce a dare alla sportiva la giusta visibilità: i riflettori erano già stati spostati sulla nuova Lamborghini Countach (1971), un altro capolavoro ingegneristico e stilistico della coppia Stanzani-Gandini destinato a far parlare di sé fino al 1990. E oltre.

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