Ultimo aggiornamento  31 gennaio 2023 23:54

Triumph Stag, nata per gli Usa.

Massimo Tiberi ·

La fama delle spider Triumph è ancora solida all’inizio degli anni Settanta. Non sono certo nuovissime la piccola Spitfire, il cui primo modello risale al 1962, e neppure la più grande TR6, nata nel 1969 come evoluzione delle serie precedenti, ma commercialmente si difendono, soprattutto sul mercato statunitense. E proprio guardando all’America, dove le auto scoperte europee sono sempre molto apprezzate, la casa britannica decide di lanciare una cabriolet, due posti più due, che punta ad una fascia superiore, completando l’offerta dei suoi prodotti più identitari.

Classic British

Nel 1970 viene presentata la Stag, dai tratti eleganti firmata da Giovanni Michelotti, designer al quale il marchio britannico deve molto e che ha realizzato alcuni dei suoi modelli più importanti, dalla compatta Herald alle berline di gamma alta, alle stesse spider più amate dal pubblico. La debuttante, dalle dimensioni abbondanti per la categoria (4,42 metri di lunghezza) non è priva di elementi originali, come il roll-bar fisso nella insolita forma a T, e imbottito per irrobustire la scocca in linea anche con le norme di sicurezza d’Oltreoceano. Previsto inoltre l’hard-top in metallo per una rapida trasformazione in coupé, mentre sulla griglia frontale, tra la doppia coppia di fari e sui fianchetti posteriori campeggia un cervo stilizzato a sottolineare il nome della vettura.

All’interno, negli allestimenti si confermano tutti i connotati classici di scuola britannica delle sportive Triumph: dalla plancia e console centrale rivestite in legno alla pelle dei sedili e della corona del volante, alla moquette. Completa la bella strumentazione con sei indicatori circolari e di livello l’equipaggiamento che comprende gli alzacristalli elettrici e, optional, il condizionatore d’aria e le ruote a raggi. Limitato lo spazio sulla panchetta posteriore e appena sufficiente la capienza del vano bagagli.

Nuovo motore

Lo schema tecnico è tradizionale, a trazione posteriore, e le componenti di base riprendono quelle della berlina 2500, ammiraglia del marchio, con sospensioni a quattro ruote indipendenti, impianto frenante misto e sterzo servoassistito. Nuovo il motore, che vuole dare forte personalità alla Stag: un otto cilindri a V, tre litri di cilindrata, monoalbero in testa per bancata e doppio carburatore, non certo potente rispetto alla cubatura (145 cavalli) ma molto elastico e con ottime doti di ripresa dai bassi regimi. Il cambio è un quattro marce con possibilità di montare l’overdrive su terza e quarta e, in alternativa, è disponibile un automatico Borg Warner a tre rapporti.

Nel comportamento su strada, la Stag privilegia il comfort anche se le prestazioni non sono modeste, a fronte di un peso che sfiora i 1.300 chili: si raggiungono i 190 chilometri orari di velocità massima e si accelera da 0 a 100 sotto i 10 secondi. Semmai, a mettere in discussione le prerogative della cabriolet britannica è l’affidabilità in particolare del V8, che richiede molte attenzioni.

Prezzo alto

Nel tempo, non ci saranno interventi sostanziali nello sviluppo del prodotto e la carriera terminerà nel 1977 a quota circa 26mila esemplari costruiti. In Italia, si può parlare di una vera e propria “mosca bianca”, tra l’altro venduta ad un prezzo elevato, di poco inferiore a quattro milioni di lire, appena 500mila in meno di una Porsche 911 Targa o di una Jaguar E Type spider.

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