Ultimo aggiornamento  04 dicembre 2020 22:27

Ferrari: la soft revolution di Binotto.

Umberto Zapelloni ·

Che l’organizzazione Ferrari non funzionasse lo avevano capito anche i muri di Maranello. Nei giorni scorsi lo avevano detto sia Mattia Binotto - team principal della Scuderia - che il vecchio e vincente presidente Montezemolo. Tutto sbagliato (o quasi) tutto da rifare (o quasi). Non una rivoluzione, ma una soft revolution.

Nuova area di sviluppo

Si passa da un’organizzazione orizzontale voluta da Marchionne a una decisamente verticale. È stata creata anche una nuova divisione, denominata Performance Development, affidata alla responsabilità di Enrico Cardile. Le altre aree di competenza rimangono inalterate: Enrico Gualtieri è responsabile della Power Unit, Laurent Mekies è Direttore Sportivo e responsabile delle attività di pista, mentre Simone Resta rimane a capo dell’area Ingegneria Telaio. Servirà? Impossibile dirlo ora. Era necessaria questo è sicuro. Anche se continuo a pensare che un intervento del presidente Elkann sarebbe stato necessario.

"Era necessario intervenire"

“Come avevamo anticipato nei giorni scorsi – ha detto Binotto – abbiamo voluto intervenire sulla struttura organizzativa dell’area tecnica in modo da rendere sempre più veloce ed efficiente il processo di ideazione e sviluppo della prestazione della vettura. C’era bisogno di dare una sterzata, identificando in maniera più netta responsabilità e processi e, al tempo stesso, ribadendo la fiducia dell’Azienda in questo gruppo tecnico”.

L’area affidata a Enrico Cardile, che si avvarrà del contributo di esperienza di Rory Byrne e continuerà a contare su un tecnico preparato come David Sanchez, sarà il fulcro dello sviluppo della prestazione della monoposto”.

"Per un nuovo ciclo vincente"

“Siamo convinti che il valore delle persone Ferrari sia di assoluto livello e non abbia nulla da invidiare a quello dei nostri maggiori concorrenti, però dovevamo intervenire per dare un segnale forte di discontinuità, alzando l’asticella delle responsabilità dei leader di ciascuna area”.

“L’abbiamo detto più volte ma vale la pena ripeterlo: abbiamo iniziato a gettare le fondamenta di un processo che ci deve portare a costruire un nuovo ciclo vincente, duraturo nel tempo. È un percorso lungo, che può subire delle battute d’arresto come quella che stiamo vivendo attualmente in termini di risultati e di prestazione, ma che ci deve veder reagire con forza e determinazione per ritornare il prima possibile a essere protagonisti assoluti in questo sport. Questo è ciò che vogliamo tutti noi e quello che si aspettano i nostri tifosi in tutto il mondo”.

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