Ultimo aggiornamento  26 settembre 2020 05:31

California, il party si fa in auto.

Patrizia Licata ·

La California in lockdown riscopre – se mai ce ne fosse bisogno – l’automobile. Lo Stato sul Pacifico è stato il primo negli Usa a chiudere le attività a marzo in risposta all’emergenza coronavirus, ma i contagi sono tornati a salire e nei giorni scorsi il governatore Gavin Newsom ha ordinato un nuovo stop delle attività al chiuso di ristoranti, cinema, musei e qualunque centro di aggregazione e intrattenimento. Fine dei party e delle serate al bar? Niente affatto: i californiani continuano a far rombare i motori e hanno letteralmente trasferito gran parte della vita sociale nella loro macchina.

I drive-bys

I drive-thru e i drive-in già li conosciamo, testimonianza di un’America che ama l’auto a tal punto da non abbandonarla nemmeno per comprare il cibo da asporto o fare il prelievo al bancomat e da usarla come comodo (e intimo) sedile per il cinema all’aperto. In epoca di Covid-19, però, e fin dal primo lockdown di marzo-aprile, la moda che impazza sono i drive-bys - non nel tradizionale significato in inglese di “sparatorie dai finestrini di un’auto” nel gergo della malavita, ma di “fare un salto a una festa in macchina”.

Perciò, se da un lato, per via dello smart working, meno persone si mettono in strada per andare al lavoro, più persone escono in macchina per incontrarsi, prendere un aperitivo e celebrare occasioni di ogni genere mantenendo la distanza di sicurezza. Le feste – compleanni, battesimi, matrimoni – si sono trasformate in parate di auto addobbate di striscioni con messaggi di auguri che strombazzano davanti alla casa del festeggiato. Il clamore dei clacson viene tollerato dai vicini (dopotutto anche a loro capita di partecipare a qualche drive-by) e le file non infastidiscono le auto estranee al festeggiamento e che rimangono per qualche minuto imbottigliate: tutto per una festa Covid-friendly.

Meeting e lauree a quattro ruote

Anche il festeggiamento delle lauree si è trasformato in un drive-by. L’auto diventa il mezzo più idoneo per il graduation party, con tanto di tipico cappello del laureato appeso alla carrozzeria. Il festeggiato guida per il campus e poi lungo le vie dove abitano familiari e amici per raccogliere congratulazioni e applausi.

Persino gli incontri di lavoro si svolgono a volte in auto. Può sembrare un’assurdità – ci si potrebbe vedere in un parco - ma l’automobile per i californiani è “un rifugio”, la “personal bubble”, come la definisce qualcuno, ovvero lo spazio vitale in cui ci si sente protetti, un vero microcosmo su quattro ruote. Così non è insolito che un manager e il suo team si diano appuntamento in un parcheggio e si parlino dalle rispettive macchine.

Il declino di Uber

Gli effetti del coronavirus sulla mobilità non si fermano ai drive-bys. Molti californiani lamentano il declino del servizio di Uber: se prima delle misure di contenimento si poteva trovare un autista della società dei taxi privati in pochi minuti, adesso le auto disponibili sono molte meno.

Un altro problema riguarda le cittadine che si affacciano sull’oceano e che hanno reso meno severe le regole per parcheggiare in strada (in termini di limiti di durata della sosta o di valore della tariffa). Questo allentamento ha determinato un calo del gettito per le casse comunali, con un impatto sul trasporto pubblico (non molto usato ma indispensabile per le classi meno abbienti), che è finanziato proprio grazie ai ticket dei parcheggi e alle multe.

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