Ultimo aggiornamento  30 settembre 2020 03:07

Ghosn: Renault e Nissan “patetiche”.

Redazione ·

I risultati finanziari ottenuti da Renault e Nissan negli ultimi mesi sono “patetici”, non solo per colpa  della pandemia ma anche per una mancanza di vera leadership. Lo ha detto senza mezzi termini Carlos Ghosn, ex capo dell'Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi ora in Libano, in un’intervista al quotidiano francese “Le Parisien”.

Ghosn ha commentato la situazione delle Case di cui è stato presidente mettendo a confronto l'andamento delle loro azioni tra novembre 2018 e giugno 2020 con quello dei grandi concorrenti mondiali, come Toyota e General Motors, scese rispettivamente del 12% e del 15%: Nissan nello stesso periodo ha perso il 55% e Renault addirittura il 70%. 

"Questi risultati sono patetici. Tutti i costruttori – ha detto Ghosn - stanno affrontando la stessa crisi dovuta al Covid-19, ma Renault e Nissan vengono puniti più degli altri”. A suo dire questo si deve a una “sfiducia del mercato verso l’Alliance”, ma anche “alla mancanza di leadership, all’assenza di un mix di gestione tra le due realtà che si guardano con diffidenza”. ”Le due società – ha concluso il manager – pensano soltanto a quello che succede al loro interno”. 

Da Tokyo a Beirut

Ghosn è stato arrestato in Giappone alla fine del 2018 con l'accusa di aver mentito sul suo stipendio e di aver utilizzato fondi aziendali per scopi personali. Fuggito in Libano a dicembre 2019 – mentre si trovava in libertà vigilata a Tokyo in attesa del processo - il manager continua a professare la propria innocenza, anche se ha garantito la propria collaborazione alle autorità nel corso di un interrogatorio a Beirut a gennaio 2020.

Dopo quelli giapponesi, anche i pubblici ministeri francesi hanno aperto un'indagine su una presunta appropriazione indebita da parte di Ghosn di fondi della Renault e lo avevano convocato in Francia per lo scorso 13 luglio. Il manager non si è presentato e nell’intervista spiega: “C'è un ostacolo tecnico. Il mio passaporto è nelle mani del Procuratore Generale del Libano, perché il Giappone ha emesso un mandato d'arresto internazionale nei miei confronti. Voglio anche essere certo che mi siano garantite sicurezza e libertà di movimento”.

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