Ultimo aggiornamento  17 maggio 2021 23:24

Motus-E: guardiamo al futuro.

Marina Fanara ·

Nessun passo indietro sull'elettrico, anzi proseguire gli sforzi compiuti finora per aumentare il numero di auto a batteria, per una maggiore sensibilizzazione dei cittadini verso una mobilità sostenibile e di conseguenza per una rete di infrastrutture di ricarica capillare su tutto il territorio. È l'appello lanciato in un convegno dal titolo "Entra nel futuro" da Motus-E, l'associazione nata del 2013 che raggruppa l'industria, i costruttori, gli enti di ricerca e le associazioni impegnate nel settore della mobilità a zero emissioni.

"Un titolo scelto non a caso", ha sottolineato Dino Marcozzi, segretario generale dell'associazione, "perché è verso il futuro che bisogna andare senza guardare al passato, anche e soprattutto in termini di investimenti tecnologici". Il timore è che la grave crisi che ha colpito il settore dell'automotive in seguito alla pandemia Covid-19, possa far perdere di vista l'obiettivo di una mobilità davvero pulita e sostenibile necessaria per contrastare efficacemente il cambiamento climatico e i suoi effetti sulle nostre città e sull'ambiente.

Fondi europei, occasione da non perdere

"Mi rivolgo soprattutto ai decisori pubblici con una raccomandazione", dice Marcozzi, "una fetta importante del Recovery fund comunitario (i fondi europei di aiuti agli stati colpiti dall'emergenza sanitaria, ndr) potrebbe essere destinata all'Italia: chiediamo di investire questi fondi nel futuro, ovvero in tecnologie a zero emissioni e non ancora una volta nei combustibili fossili, che appartengono a un'era che inevitabilmente sta per concludersi".

La spinta a intensificare gli sforzi verso una mobilità innovativa e pulita arriva anche dal trend registrato nel settore: stando ai dati di Motus-E, a giugno 2020, le vendite di vetture elettriche e plug-in è salito del 107% rispetto all'anno scorso. "In termini assoluti si tratta di numeri ancora piccoli", sostengono gli esperti di Motus-E, "ma si tratta di numeri incoraggianti, dimostrano che le politiche per l'installazione di infrastrutture di ricarica anche in aree a minor mercato può essere una scommessa vincente".

Colonnine, siamo in ritardo

A proposito di punti di ricarica, durante l'incontro si è parlato anche di Pnire (Piano nazionale infrastrutture di ricarica elettrica). "Siamo in spaventoso ritardo rispetto agli altri paesi europei", ha sottolineato Diego De Lorenzis, vicepresidente della commissione Trasporti della Camera dei deputati, "c'è molto da fare perché è enorme il gap da colmare. Finora in Italia si è incoraggiata quasi esclusivamente la mobilità privata ad alimentazione tradizionale, piuttosto che forme di mobilità condivisa, pulita e tecnologicamente avanzata. Come legislatori, il nostro obiettivo è arrivare ad avere in breve tempo un milione di auto elettriche in circolazione, i costruttori stanno facendo la loro parte ma anche gli italiani devono dare il proprio contributo: molti di loro nutrono ancora enormi dubbi nella scelta di un'auto a batteria, soprattutto per difficoltà legate alla ricarica. Bisogna convincere i cittadini che si può fare il pieno di elettricità anche da casa così come si ricarica il proprio cellulare".

Equivoco italiano

"Noi non faremo mancare il nostro sostegno", ha aggiunto il vicepresidente, "non a caso abbiamo aumentato le risorse per incentivare l'uso di veicoli puliti e stiamo lavorando per snellire le procedure relative all'installazione dei punti di ricarica, pubblici e domestici. Ma ci terrei a chiarire un equivoco: non è del tutto vero che l'energia per rifornire le batterie deriva comunque da fonti fossili, già oggi in Italia il 40% è da fonti rinnovabili".

"Infine, voglio sottolineare che lo strumento del Mes (Meccanismo europeo di stabilità, ovvero il fondo salva stati, ndr) dovrebbe essere una grande opportunità per la mobilità sostenibile trasformandola a sua volta in un moltiplicatore economico per il Paese", conclude De Lorenzis."La nostra strategia nel post Covid è ispirata ancora più di prima al Green new deal: diciamo no all'industria inquinante, no al petrolio e basta trivellazioni".

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