Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 21:30

156, l'Alfa Romeo del nuovo millennio.

Angelo Berchicci ·

Presentata nel 1997, la 156 è stata una delle Alfa Romeo più apprezzate da quando la Fiat ha rilevato la Casa di Arese nel 1986. Oltre a essere un grande successo commerciale, ha portato per la prima volta all’Alfa Romeo il titolo di “Auto dell’Anno” (nel 1998) e ha fatto tornare alla ribalta il costruttore nei campionati turismo internazionali.

Tornare al DNA Alfa Romeo

Come tutti i progetti vincenti, dietro la 156 c'era un obiettivo molto chiaro: far dimenticare la 155, criticata dagli appassionati per la sua parentela troppo marcata con i prodotti Fiat e Lancia, dando vita a un’auto che per dinamica di guida, eccellenza meccanica e design ritornasse agli standard delle vere Alfa Romeo, pur mantenendo lo schema a trazione anteriore.

Il primo passo fu quello di realizzare un pianale specifico per questo modello (e i suoi derivati): partendo dal telaio Fiat Tipo 2 furono apportate importanti modifiche alla struttura, in modo da renderla più rigida e leggera. Per avere un comportamento di guida più sportivo venne modificato lo schema sospensivo, ora a quattro ruote indipendenti, con all’anteriore una soluzione a quadrilatero alto e al posteriore un MacPherson evoluto.

Un design di rottura

Uno degli aspetti più riusciti della vettura fu la linea, firmata da Walter De Silva, in forze al Centro Stile Alfa Romeo. Venne studiato un design pulito ma al tempo stesso aggressivo, che introdusse elementi stilistici nuovi come la grande calandra che dominava il frontale, e le maniglie posteriori integrate nella cornice dei finestrini.

Prendendo spunto dalla 8C 2900 B del 1938 venne realizzato un colore apposito per la 156, l’azzurro “Nuvola”, ottenuto con una vernice micalizzata che dava alla vettura riflessi iridescenti. Nel 2003 l’auto venne sottoposta ad un massiccio restyling ad opera di Giorgetto Giugiaro, che introdusse alcuni stilemi ripresi dalla successiva 159. La 156 fu commercializzata anche nelle versioni con portellone Sportwagon e Crosswagon (a partire dal 2003), quest’ultima con carrozzeria più alta e trazione integrale.

Meccanica raffinata

Grande importanza venne data alla gamma motori: le versioni di punta potevano contare sullo storico V6 “Busso”, con cilindrata di 2.5 litri e 3.2 litri (sulla potente GTA da 250 cavalli). Le motorizzazioni meno estreme sfruttavano invece i quattro cilindri a doppia accensione Twin Spark, tutti con distribuzione a quattro valvole per cilindro, e i nuovi motori a gasolio 1.9 e 2.4 Jtd (quest’ultimo a cinque cilindri), i quali furono i primi turbodiesel al mondo dotati di iniezione common rail.

A partire dal 2002 un’importante innovazione venne introdotta anche sul fronte dei motori a benzina, con l’introduzione del 2.0 Jts a iniezione diretta. Oltre alla trasmissione manuale la 156 era disponibile anche con il cambio elettroattuato con palette al volante “Selespeed”.

Apprezzata da pubblico e stampa

Grazie a tutti questi elementi la 156 convinse sin da subito il pubblico: quasi un milione di persone approfittò della prima domenica di “porte aperte” per vedere dal vivo la nuova berlina Alfa Romeo, che raccolse oltre 100mila ordini in pochi mesi. Tra il 1997 e il 2005 furono 680mila gli esemplari totali costruiti, numeri che ne fanno una delle Alfa Romeo più vendute di sempre.

Anche la stampa apprezzò sin da subito l’handling e le prestazioni della vettura, conferendole nel 1998 il premio di “Auto dell’Anno”. La sorella minore 147 (con cui condivide linguaggio stilistico, pianale, sospensioni e motori) la seguirà pochi anni dopo, vincendo lo stesso premio nel 2001.

La bontà del progetto venne confermata anche dalla felice carriera agonistica della versione da corsa, che vinse ben 13 titoli in 10 anni nei campionati turismo internazionali, guidata da nomi come Fabrizio Giovanardi e Gabriele Tarquini.

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