Ultimo aggiornamento  30 ottobre 2020 03:03

Ponte di Brooklyn, un domani senza auto.

Paolo Borgognone ·

Il ponte di Brooklyn è un simbolo di New York e dell’America: inaugurato nel 1883, immortalato da migliaia di fotografie di turisti e ripreso in decine di pellicole cinematografiche, il collegamento tra South Manhattan e il quartiere che dà il nome all’intera struttura è da sempre uno snodo nevralgico del traffico della Grande Mela. Ma i tempi cambiano e anche i 1.825 metri di quello che è stato il primo ponte in acciaio del mondo e per lungo tempo anche il collegamento sospeso più lungo del pianeta potrebbero presto subito un cambiamento radicale.

Il consiglio cittadino di New York, infatti - insieme al Van Alen Institute, un centro studi no profit per l’architettura e l’urbanistica che ha sede a poche centinaia di metri di distanza dal Brooklyn Bridge  – ha indetto un concorso per architetti per provare a immaginare un futuro per il ponte tanto caro agli artisti dell'area come Woody Allen.

Sei diversi progetti – tre di affermati studi di progettisti, altrettanti di giovani sotto i 21 anni di età - sono stati ammessi alla fase finale e verranno valutati da una commissione di esperti a cui saranno presentati il prossimo 23 luglio per essere poi sottoposti al voto popolare online fino al 30 del mese per decretare i vincitori in ciascuna categoria. Ai professionisti finalisti andrà un premio di 13mila dollari, ai “giovani” 3mila.

Quattro ruote addio

Tutti i progetti presentati prevedono l’eliminazione delle carreggiate dedicate al traffico veicolare o una loro riduzione che ne consenta l’utilizzo soltanto a mezzi pubblici o di soccorso. Il resto dello spazio andrebbe a pedoni, ciclisti.

E’ questa – per esempio - la soluzione del progetto “Back to the Future”, presentato da due società del settore innovazione, Big e Arup, che in passato hanno partecipato anche agli studi preliminari per la costruzione dell’Hyperloop, il tunnel attraversato da velocissimi mezzi elettrici nato dalla fantasia di Elon Musk, il fondatore di Tesla. Il titolo della loro proposta sottolinea l’intenzione di riportare il Brooklyn Bridge alle stesse funzioni che aveva immaginato – alla fine del 1800 – il suo progettista, il tedesco John Augustus Roebling.

Ponte post-Covid-19

Un altro progetto interessante è quello intitolato “Bridge X” - presentato da uno studio di professionisti, ScenesLab, un architetto esperto di sistemazione urbana, Andrew Nash e una laureata in design ad Harvard, Mitzi Long – che parte dalla necessità di ripensare la città e gli spostamenti in chiave post pandemia, lasciando spazio a mezzi ecologici a zero impatto ambientale e riutilizzando le zone ora sovraccariche di traffico per piccole attività commerciali, sulla scia di quanto succedeva in passato: basti pensare alle botteghe che ancora oggi vediamo in luoghi simili, come il Ponte Vecchio di Firenze o quello di Rialto a Venezia

Passerella trasparente

Anche gli altri studi presentati contengono soluzioni sorprendenti. “Brooklyn Bridge Forest”, per esempio, prevede di costituire delle aree verdi su entrambi i lati del ponte, sia verso Manhattan che la terra ferma, e di sostituire l’asfalto con assi di legno provenienti da una zona protetta del Guatemala. Un altro progetto, invece, “Do Look Down” propone di installare un pavimento trasparente da destinare al traffico pedonale ma anche a esibizioni di artisti di strada che rendano omaggio alle differenti culture che hanno creato quel mix unico chiamato oggi New York.

Il dipartimento del traffico della città – che ha annunciato fin dal 2016 l’intenzione di rivedere la sistemazione del Brooklyn Bridge ma non ha ancora avanzato alcuna proposta – ha confermato l’intenzione di prendere in esame tutti i progetti finalisti del concorso che potranno offrire spunti interessanti per le decisioni sul futuro del ponte simbolo della Grande Mela.

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