Ultimo aggiornamento  13 agosto 2020 17:16

Le 10 inglesi che fanno girare la testa.

Paolo Borgognone ·

“L’anima non pensa mai senza un’immagine”. Parole del filosofo greco Aristotele che non ha mai guidato un’auto in vita sua ma se lo avesse fatto probabilmente l’avrebbe scelta inglese. Perché il suo principio, quello che nella materia sia sempre insita una forma precisa, si sposa alla perfezione con la storia delle vetture prodotte in Gran Bretagna. Che siano piccole cittadine, come la Mini o avventuriere senza confini come la Range Rover o ancora materiale per sogni come le Rolls Royce e le McLaren, nelle auto prodotte al di là della Manica c’è sempre tutto, o quasi: design, comodità, soluzioni d’avanguardia, tradizione e modernità.

Vediamo quali sono allora i 10 modelli inglesi che più di altri hanno fatto girare la testa. 

Regina Mini

Le icone universali della Gran Bretagna? La Regina, ovviamente, il Big Ben e la Mini. Basterebbe questo a spiegare tutto. Nata nel 1959 – quando la crisi petrolifera di Suez aveva prosciugato i rubinetti della benzina e l’imperativo era consumare poco - la due porte disegnata da Alec Issigonis è ancora oggi simbolo di un Paese che magari sta scomodo, magari non corre troppo, ma che sa andare avanti sempre e comunque e mettere bene in vetrina anche gli oggetti meno appariscenti. Senza avere paura di essere eccentricamente pop. Basta fare un elenco delle celebrità che hanno posseduto almeno una Mini. I Beatles (a proposito di icone, perfino John Lennon notoriamente refrattario alla guida ne aveva una versione “psichedelica”), il Principe Carlo, la Principessa Margaret e il marito fotografo Lord Snowdon, ma anche “Mr Bean” Rowan Atkinson, Peter Sellers, David Bowie, il calciatore nord irlandese George Best.

La macchina di Bond 

Se la Mini (nella declinazione Moke, anche in versione spiaggina) compare tra gli altri in almeno 4 dei film di James Bond, l’auto dell’agente 007 è – per definizione – la Aston Martin DB5, che ritroviamo in ben 9 episodi della saga della spia al servizio di Sua Maestà. Che l’abbia comprata per proprio conto come si vede in “Goldeneye” (1995) o vinta a carte durante una spedizione alle Bahamas (come appare in “Casino Royale del 2006), Bond non si stacca mai dalla sua Aston Martin che torna alla ribalta proprio in questi giorni con la realizzazione della prima vettura della serie “Continuation”, la Job 1, dotata di tutti i gadget necessari per le avventure della spia più famosa del mondo.

La diabolica Jaguar E Type

Se più che degli agenti segreti siete fan dei ladri gentiluomini come il mascherato Diabolik e delle altrettanto spericolate consorti come Eva Kant, la vostra auto da far girare la testa è la Jaguar E Type. La coppia di avventurosi malfattori a fumetti ne possiede due, nera per lui e bianca per lei.

Prodotta per 14 anni tra il 1961 e il 1975, la sportiva gran turismo disegnata da Malcolm Sayer e considerata la più bella vettura degli anni ’60, vendette in totale oltre 70mila esemplari. 

Range Rover, piedi per terra 

Usciamo dal mondo dei sogni e dei cartoni, torniamo coi piedi per terra: anzi nel fango. Fuori dalle strade più battute incontriamo una splendida 50enne, la Range Rover, la prima auto che ebbe l’onore di finire in mostra non in museo qualunque, ma al Louvre di Parigi. Dove venne descritta – l’esibizione ebbe luogo nel 1971, un anno soltanto dopo la presentazione della vettura, anche se il prototipo era stato mostrato nel 1969 – come un “esemplare lavoro di design industriale”. Non solo bella da vedere però: la Range Rover si imporrà nel rally più duro del mondo vincendo nel 1979 ( e poi di nuovo nel 1981) la Parigi-Dakar.

Rolls-Royce, basta la parola

Se c’è un marchio di auto che fa sognare  è Rolls-Royce. Se c’è una vettura che tutti vorrebbero guidare – almeno una volta nella vita – è una decappottabile. L’incarnazione di questa duplice magia, allora, si chiama Dawn, una berlina da 360mila euro (minimo, per la versione Black Badge preparatevi a sborsarne 415mila) che coniuga il fascino dell’open air con il brand più celebre al mondo quando si tratta di eleganza e gusti chic. Per raccontarla, oltre al prezzo, potremmo dire che è lunga 5.285 millimetri, larga 1.9547 e alta 1.502, ha 244 litri di bagagliaio e una potenza da 571 a 601 cavalli: ma questi sono solo dettagli.

Bentley Continental GT, lusso reale

“Se non è zuppa è pan bagnato” dicevano i nonni: nel nostro caso, se non è Rolls è Bentley. La rinascita dell’”altro” marchio inglese del lusso – tornato dal 2002 a rifornire i garage di Buckingham Palace -  è segnata dall’arrivo nel 2003 della Continental GT, che si distacca nettamente dalle antenate perché abbandona la piattaforma Rolls-Royce per abbracciare invece la D3 del nuovo proprietario Volkswagen che ha acquisito il marchio fin dal 1998.

Nel 2020 la berlina è alla terza generazione (nata nel 2018) e vanta – oltre a una edizione sportiva alleggerita e iscritta alle gare del campionato FIA GT3, oggi Blancpain Sprint Series – anche delle versioni speciali, come la one-off Gtz, carrozzata Zagato e dal prezzo indicativo di mezzo milione di dollari.

Austin Healey Sprite, occhi di ranocchia

1958. La Gran Bretagna è scossa dalla tragedia di Monaco, 23 vittime quando l’aeroplano che trasporta i giocatori del Manchester United di ritorno da Belgrado si schianta sulla pista al decollo. Quello stesso anno iniziano i lavori per la costruzione della M1, l’asse autostradale che collega Londra al nord del Paese. E nasce anche una icona a quattro ruote, la Austin Healey Sprite, detta “frog eye”, occhi di ranocchia per la strana “espressione” che i fari sembrano dare al muso.

Svelata a Montecarlo due giorni dopo il Gp di Formula 1, di lei si dice: “E’ un’auto che un tipo potrebbe tenere nella sua rimessa per biciclette". Forse perché è lunga meno di 3 metri e mezzo e – soprattutto nella prima versione prodotta fino al 1961 – praticamente spogliata di ogni inutile orpello. Della spartana decappottabile verranno realizzati quasi 130mila esemplari (50mila della prima versione) fino alla pensione nel 1971. 

Triumph Spitfire, piccola grande

Nel 1962, mentre a Liverpool quattro ragazzi di nome Beatles incidevano il loro primo 45 giri “Love Me Do”, in Gran Bretagna arrivava nei concessionari una “piccola” destinata a essere grande, la Triumph Spitfire. Grande lo era già nel nome, scelto per rendere omaggio agli aerei della Raf che difesero il sacro suolo inglese dall’invasione tedesca nella seconda guerra mondiale.

Grande era anche il designer, Giovanni Michelotti, italiano di Torino chiamato a inventare una spider a cui venne regalato un motore 4 cilindri da 1.147 centimetri cubici e un doppio carburatore per una potenza di 63 cavalli. Negli anni successivi nasceranno generazioni più potenti e anche una versione (la quarta del 1971) totalmente ridisegnata dallo stesso Michelotti. In totale, compresa la Spitfire 1500 particolarmente studiata per piacere al pubblico Usa, ne vennero prodotte fino al 1980 quasi 315mila.   

MG B, tra record e cinema 

Stesso anno di nascita (1962), identico arco temporale di vita (uscita di produzione nel 1980): la MG B ha molti punti in comune con la Spitfire ma con una caratteristica totalmente diversa. Il successo fu estremamente più ampio e di questa sportiva coupé prodotta dalla casa di Abingdon vennero realizzati oltre mezzo milione di esemplari, un record per le “scoperte” battuto – anni dopo – dalla Mazda MX 5.

L’auto fu così amata da essere apparsa, nelle sue varie declinazioni, in almeno 20 diversi film dal divertente “Austin Powers” al “Magical Mistery Tour” dei Beatles.

McLaren P1, vado al massimo

Il nostro viaggio termina a Woking, sobborgo londinese nel Surrey. Qui ha sede la storica McLaren e qui il sogno è salire a bordo della più clamorosa hypercar ibrida nata al di qua della Manica, la P1.

Certo per farlo dovremmo essere uno dei 375 fortunati che si sono potuti permettere di ordinare e acquistare questo mostro che si “autolimita” a una velocità massima di 350 chilometri orari (toccherebbe i 400), raggiunta grazie a un motore benzina V8 biturbo da 737 cavalli a cui vanno sommati i 179 del propulsore elettrico. Di quest’auto esistono anche delle evoluzioni. La P1 GTR (che alla Mclaren definiscono “da pista”) di cui sono stati realizzate 58 repliche e la P1 LM, costruita in appena 5 esemplari. Esiste anche una P1 GT, realizzata sulla base delle vetture di F1 dal tuner inglese Lanzante Motorsport e destinata a un misterioso “cliente” dal Medio Oriente.

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