Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 22:14

Autobianchi Stellina, fuoriserie di serie.

Massimo Tiberi ·

Autobianchi è il nome della nuova azienda che si forma nel 1955, dall’incontro della storica società milanese Bianchi con Fiat e Pirelli. L’obiettivo è quello di inserirsi, con una produzione standardizzata ma di qualità e sfruttando con metodi artigianali lo stabilimento di Desio, nel settore dove all’epoca sono i carrozzieri, con metodi artigianali  utilizzando componenti dei modelli più popolari. L’idea della "fuoriserie di serie” si concretizza così nel 1957 con la Bianchina, variante  raffinata della Fiat 500 che, anche con lo sviluppo della gamma, prefigura il futuro delle piccole di tono superiore.

Due posti non convenzionale

Seguendo la stessa impostazione strategica, e con voglia di sperimentare, nel 1963 viene presentata al Salone di Torino la Stellina, questa volta una piccola spider di derivazione 600. E’ una due posti che propone soluzioni non convenzionali sia dal punto di vista stilistico che tecnico. Il design riuscito ma un po’ pretenzioso di Fabio Luigi Rapi, già autore della Bianchina, guarda alle sportive di classe, con forme slanciate e fari anteriori carenati, pur contenendo le dimensioni in 3,67 metri di lunghezza.

Fibra italiana

Vera innovazione, e primizia per un’italiana, la carrozzeria in fibra di vetro, materiale che permette di contenere il peso dell’auto sotto i 600 chili ma difficile da trattare in caso di riparazioni. Un problema che porta a dotare la rete di assistenza, inesperta, di strumenti dedicati. 

All’interno  dell’abitacolo, cura e accenni di lusso: dai sedili rivestiti in finta pelle ai tappetini in moquette sul pavimento, dalla cornice in legno della strumentazione  (piuttosto povera però) alla pedaliera regolabile per favorire l’assetto di guida. Minimo lo spazio per i bagagli e la capote in tela non è pratica, va smontata per scoprire la vettura e collocata in un vano accanto al motore (disponibile comunque l’hard-top). Strettamente imparentata con la Fiat 600 D la meccanica e senza modifiche il quattro cilindri 750 da 32 cavalli, in posizione posteriore e cambio a quattro marce. Modeste in conseguenza le prestazioni (115 chilometri orari di velocità massima), poco in sintonia con l’aspetto sportivo della Stellina. 

Troppo lenta 

La scarsa verve e la diffidenza verso l’uso della plastica, a fronte di un prezzo non troppo economico intorno al milione di lire, non favoriranno le vendite della piccola Autobianchi, rivolta in particolare ad un pubblico giovanile che aspira a qualcosa di più. Fra le rivali, la Innocenti S e le sue “cugine” britanniche Austin Healey Sprite ed MG Midget, più care ma assai più brillanti.

Non avrà conseguenze positive neppure il leggero incremento di cilindrata ad 800 centimetri cubici per 34 cavalli a partire dal 1965 (la velocità sale a 125 chilometri orari) e un anno dopo cessa la produzione (appena 502 unità in tutto, un buon numero esportate), proprio quando si affaccia sul mercato la Fiat 850 Spider, di ben altro temperamento e vera, futura protagonista della categoria.  

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