Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 22:22

De Tomaso, il "vulcano" di Modena.

Paolo Odinzov ·

Novantadue anni fa, il 10 luglio del 1928, nasceva a Buenos Aires Alejandro De Tomaso, poi deceduto a Modena nel 2003. Pilota automobilistico e fondatore del marchio omonimo, in Italia ha guidato anche altre aziende a cavallo tra gli anni 70 e 80, tra le quali Moto Guzzi, Innocenti, Maserati e Benelli.

"Non si fermava un attimo"

E' stato un industriale brillante e discusso, quanto duro e autoritario con i sindacati, con i quali è stato sempre in lotta. "Un uomo dalle mille idee che viveva per il lavoro”, ci dice oggi Marco Berti, imprenditore del settore automotive e dal 1999 al 2004  amministratore delegato della De Tomaso Modena Spa. "Aveva una grande capacità di vedere oltre - racconta Berti - e di capire le potenzialità di una azienda anche se in grave crisi. Era un vulcano. Perfino dopo aver subito un ictus nel 1993, che lo costrinse a vivere su una sedia rotelle, non si fermava un attimo". Berti ricorda i tanti personaggi rimasti affascinati dalle capacità di De Tomaso: da Romano Prodi, "negli anni 70 presidente della Maserati di cui l'argentino divenne poi amministratore delegato acquisendone buona parte delle azioni", a Frank Williams, "con il quale tentò nel 1970 l’avventura in Formula 1 durata pochi mesi a causa della morte del pilota Piers Courage nel Gran Premio d'Olanda dello stesso anno. Senza dimenticare Giorgetto Giugiaro autore nel 1966 della Mangusta".

L'inizio come pilota

Figlio di una famiglia argentina possidente, compagno di scuola e amico di Ernesto Che Guevara, De Tomaso arrivò in Italia nel 1954, abbandonando la terra natia dopo aver partecipato ad una sommossa contro Peron per dedicarsi alla sua grande passione: quella dei motori.

Fu subito ossessionato dalla persona di Enzo Ferrari, che vedeva come “l’uomo da battere e da superare in tutto”. Come quest’ultimo cominciò facendo il pilota, partecipando a quattro Gran Premi con Maserati, Osca e Scuderia Centro Sud, senza raggiungere tuttavia risultati apprezzabili. Fu nell’ambiente delle corse che conobbe Isabelle Haskell, ricca ereditiera americana e poi divenuta sua compagna di vita, appartenente ad una famiglia di imprenditori che deteneva consistenti pacchetti azionari di Ford e General Motors e che gli aprì le porte per la sua carriera da dirigente d'azienda.

Le sue auto e moto

La prima auto De Tomaso di successo fu la Vallelunga, presentata nel 1964, che fu anche prima vettura sportiva al mondo dotata di motore centrale. Cui seguirono sotto lo stesso marchio altri modelli noti tra cui la Mangusta e soprattutto la Pantera, equipaggiati tutti da motori Ford.

Il curriculum dell’argentino è in realtà una lunga enciclopedia dove, tra acquisizioni, cessioni e creazioni di società, passano una infinità di vetture e moto che hanno fatto storia: dalla Maserati Biturbo alla Quattroporte (terza serie), alle Guzzi Le Mans, California, SP e alle Benelli 125 e 250 bicilindriche a due tempi.

L'ultimo progetto

“La storia di De Tomaso meriterebbe di essere sempre ricordata – ci dice sempre Berti – per molti è stato un personaggio scomodo ma le sua lungimiranza nel capire come trasformare qualsiasi opportunità in un affare è indubbia. Ricordo ancora l’ultimo progetto ambizioso poi naufragato a causa della sua scomparsa. In Italia non esistevano ancora fabbriche per modelli fuoristrada e lui ebbe un lampo di genio, pensò ad un accordo con il costruttore russo Uaz del gruppo Severstal, per realizzare una vettura offroad equipaggiata con un motore Fiat Iveco common rail: la Simbir 4x4. Firmai io stesso l’accordo su incarico di De Tomaso, a Mosca il 3 aprile del 2002, alla presenza dei capi di governo Berlusconi e Putin. L’auto, ingegnerizzata a Modena, avrebbe dovuto essere prodotta in Italia a Cutro in Calabria ma poi non se ne fece nulla. Un’occasione persa, peccato davvero. Fa male vedere che oggi, in quei capannoni a Modena dove un tempo si producevano le Vallelunga e le Pantera, ci sono degli stabilimenti abbandonati, ancora pieni di carrozzerie e modelli straordinari mai nati”.

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